“Non c’è più tempo da perdere. Il governo nazionale individui e attui subito la soluzione, così come sta facendo con Roma, per salvare il Comune di Catania dal tracollo definitivo, evitandogli così di dover portare i libri in tribunale per fallimento”.
Così il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che aggiunge: “confido nella sensibilità del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, affinché possa farsi personalmente carico del sistema per assicurare anche ai cittadini etnei il diritto ad avere strade, servizi sociali e scuole efficienti. Nessun trattamento di favore ma, semplicemente, la garanzia di una normalità come avverrà nella Capitale. Gli abitanti non possono pagare responsabilità altrui che, mi auguro, prima o poi verranno individuate e punite”.
Musumeci si rivolge quindi al premier, chiedendo un intervento immediato affinché molte delle prestazioni essenziali, già sospese, possano essere riattivate. Nella decima Città d’Italia, infatti, ci sono già alcuni quartieri al buio, perché le bollette elettriche non sono state pagate.
«La Regione – continua il governatore – pur in un periodo finanziario di grandi difficoltà, che vede circa il dieci per cento degli enti locali siciliani già in dissesto e altrettanti in fase di pre-dissesto, così come si era impegnata a fare, ha aiutato il Comune con uno stanziamento straordinario di otto milioni di euro. E un’altra norma per consentire di individuare un istituto bancario che possa concedere, tramite una garanzia prestata dalla Regione, anticipazioni di cassa all’amministrazione etnea è inserita nel disegno di legge cosiddetto ‘collegato’, attualmente all’esame dell’Ars”.
Ogni anno la Regione Siciliana trasferisce nelle casse del municipio, quale quota del Fondo delle autonomie locali, circa dieci milioni di euro. Tuttavia, il Comune di Catania, che ha dichiarato lo stato di dissesto finanziario nello scorso mese di dicembre, ha già un debito nei confronti della Regione per circa venticinque milioni di euro relativi ad anticipazioni concesse, negli anni scorsi, per la raccolta dei rifiuti.
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