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Mulino Curiale demolito del tutto: “Ragusa perde un pezzo della sua storia industriale”
03 Mar 2026 22:52
Ragusa perde parte della propria memoria urbana. Le ruspe hanno proseguito con la demolizione della parte storica del Mulino Curiale, antica struttura industriale sottoposta a vincolo della Soprintendenza dal 2012.
Una decisione che ha suscitato forte preoccupazione nel Movimento Ragusa Prossima, che parla apertamente di perdita irreversibile per la città. Anche sui social ampio dibattito.
Il ritorno delle ruspe e le polemiche
Dopo mesi di inattività, nei giorni scorsi i mezzi meccanici sono tornati in azione, abbattendo ciò che restava della porzione storica dell’edificio. Secondo quanto emerso, l’intervento sarebbe stato reso necessario dal grave deterioramento della struttura, mai sottoposta – negli anni – a un restauro conservativo e a interventi di consolidamento che oggi appaiono, col senno di poi, indispensabili. Questa sembra essere la versione ufficiale.
La parte storica, viene assicurato, sarà “ricostruita” nella forma originaria. Ma è proprio questo il punto che divide: una ricostruzione può davvero sostituire l’autenticità materiale di un edificio che ha attraversato decenni di storia economica e sociale?
Silenzi istituzionali e interrogativi
Ragusa Prossima lamenta il silenzio dell’Amministrazione comunale e della Soprintendenza. Nessuna illustrazione pubblica dettagliata sulle motivazioni che hanno portato alla scelta definitiva di demolire quella che viene considerata la seconda realtà industriale più importante della città dopo la ex ABCD.
Se le attuali tendenze architettoniche contemporanee privilegiano il recupero conservativo delle aree di archeologia industriale, la scelta di procedere con la demolizione appare, agli occhi dei critici, in controtendenza rispetto ai modelli di rigenerazione urbana adottati in molte città italiane ed europee.
Archeologia industriale e identità urbana
Ciò che restava del Mulino Curiale non era forse un capolavoro artistico, ma rappresentava un esempio significativo di archeologia industriale. Un presidio identitario in un’area urbana in espansione, sì, ma ancora periferica e in cerca di un’anima riconoscibile.
Dal punto di vista simbolico, il mulino raccontava una stagione di sviluppo economico legata alla molitura e alla produzione di pasta, attività che hanno contribuito alla crescita della città. Era stato detto che quella parte sarebbe rimasta. Ed invece adesso viene totalmente distrutta per essere a quanto pare ricostruita ma offrendo nuove cubature per chi sta intervenendo complessivamente.
La proposta rimasta sulla carta
Già nell’estate del 2024, quando erano iniziate le prime demolizioni, il consigliere Gianni Iurato aveva avanzato una proposta: destinare una parte della struttura a museo degli antichi macchinari per la molitura e la lavorazione della pasta. Lo ricorda ancora Ragusa Prossima.
Un’idea che avrebbe consentito di salvaguardare l’area storica e al tempo stesso trasformarla in spazio culturale e attrattore urbano.
Oggi quella proposta appare difficilmente realizzabile. Secondo Ragusa Prossima, la struttura sarebbe stata progressivamente indebolita da scelte ritenute poco lungimiranti: la rimozione degli immobili adiacenti, le vibrazioni causate dalle opere di sbancamento nel cantiere limitrofo, l’esposizione prolungata agli agenti atmosferici.
Una città senza memoria?
La vicenda del Mulino Curiale riapre un tema più ampio: quale rapporto ha Ragusa con il proprio passato industriale?
La rigenerazione urbana può limitarsi alla sostituzione edilizia o deve includere la tutela della memoria materiale dei luoghi?
La domanda che oggi resta sospesa è se la demolizione fosse davvero l’unica strada percorribile o il punto di arrivo di una lunga stagione di trascuratezza.
Ragusa Prossima attende risposte ufficiali, chiedendo chiarezza sulle motivazioni tecniche e amministrative che hanno portato a questa scelta definitiva.
Perché, come sottolinea il movimento, senza la memoria del passato diventa difficile – se non impossibile – costruire un futuro con radici solide.
Critiche da Sinistra Italia
“La demolizione della parte più antica del vecchio mulino Curiale appare il simbolo della povertà culturale delle istituzioni e di una imprenditoria arrogante.”. La pensa così la Sinistra Italiana che ricorda che “Da un ventennio il complesso del vecchio pastificio era classificato come esempio di archeologia industriale da poter destinare alla riqualificazione per ridare nuova vita ad una struttura produttiva particolarmente significativa per la città di Ragusa.
Dopo aver cancellato un altro pezzo di storia, con la demolizione in via Archimede della “Siciliana latte” , l’area del vecchio mulino Curiale appare destinata ad ospitare l’ennesimo anonimo enorme scatolone di cemento.
Ancora una volta alle dichiarazioni di progetti di rigenerazione urbana, si preferisce l’assuefazione alla cementificazione selvaggia”.
Secondo la Sinistra Italiana di Ragusa “il partenariato pubblico-privato, questo caso come in altri avrebbe potuto salvare e consolidare il vecchio pastificio, in una città ben amministrata e in presenza di una imprenditoria capace di coniugare affari ed etica, avrebbe potuto rappresentare l’occasione per creare un esempio, ed una sfida, per affermare le linee di tendenza della moderna urbanistica che aspira a creare un legame emotivo dell’innovazione con le tradizioni di una comunità. Ma anche questa occasione è andata inesorabilmente sprecata”.
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