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L’Ingegnere di Babele chiude tra emozioni e arte: il festival che continua a far vivere Gesualdo Bufalino. FOTO GALLERY
06 Lug 2026 15:19
La cultura come dialogo, la memoria come materia viva e l’arte come ponte tra passato e futuro. Si è conclusa con due intense produzioni firmate da Andrea Traina e interpretate da Gaetano Aronica la sesta edizione de “L’Ingegnere di Babele”, il festival promosso dalla Fondazione Gesualdo Bufalino, che ancora una volta ha trasformato l’eredità del grande scrittore comisano in un laboratorio di linguaggi, emozioni e visioni contemporanee.
Mutuando il proprio nome dall’omonimo racconto contenuto nella raccolta L’uomo invaso, il festival ha fatto della metafora della Torre di Babele il proprio manifesto culturale: un luogo dove letteratura, teatro, cinema, musica e arti visive convivono senza perdere la propria identità, trovando nell’ascolto reciproco la loro forza più autentica.
Andrea Traina e Gaetano Aronica riportano in scena Gesualdo Bufalino
Il sipario sulla manifestazione è calato sabato sera nel suggestivo Loggiato di Piazza delle Erbe, con lo spettacolo “Il miracolo del bis. Frammenti di un dialogo immaginario”, scritto e diretto da Andrea Traina.
Sul palco, accanto all’intensa interpretazione di Gaetano Aronica, anche la danzatrice Noemi Castronovo, protagonista di una performance che ha intrecciato parola, movimento e suggestioni visive.
L’opera ha immaginato un dialogo impossibile tra Gesualdo Bufalino e l’attore chiamato a interpretarlo, costruito anche con il contributo dell’intelligenza artificiale. Un confronto sospeso tra memoria e presente, capace di interrogarsi sul mistero della creazione artistica, sul silenzio, sul desiderio di lasciare una traccia oltre il tempo e sul significato stesso dell’arte.
Il docufilm racconta l’uomo prima dello scrittore
Il percorso creativo è proseguito domenica sera al Cinema Golden di Vittoria, dove è stato presentato in anteprima “Sulle soglie della notte. Gesualdo Bufalino, fotogrammi di una vita immaginaria”, docufilm scritto e diretto ancora da Andrea Traina con Gaetano Aronica nel ruolo dello scrittore.
L’opera sceglie di allontanarsi dalla tradizionale biografia per accompagnare lo spettatore in un viaggio cinematografico tra i luoghi, le parole e le testimonianze che hanno costruito l’universo umano e letterario di Bufalino.
Nella seconda parte il documentario si trasforma in un racconto sospeso tra realtà e immaginazione, affrontando il tema del destino e delle sorprendenti coincidenze che sembrano collegare l’esordio letterario dello scrittore con la sua tragica scomparsa.
Nel cast figurano Giovanni Arezzo, Alessandro Romano, Luca Iacono, Biagio Barone, Salvo Paternò, Giuseppina Vivera e Vincenza Occhipinti, con la partecipazione straordinaria di Biagio Pelligra. Le musiche originali sono di Marco Cascone, mentre la scenografia porta la firma di Peppe Busacca.
Il film è una produzione Labirinto Visivo, realizzata in collaborazione con la Fondazione Gesualdo Bufalino.
Andrea Traina: “Abbiamo raccontato prima l’uomo e poi lo scrittore”
Il regista Andrea Traina ha spiegato il filo conduttore del progetto, sottolineando come il racconto cinematografico abbia voluto restituire l’intero percorso umano dello scrittore.
«Bufalino amava dire che avrebbe preferito esordire come scrittore addirittura da postumo, ma fu costretto a uscire dall’anonimato grazie alla prefazione di un volume di antiche fotografie, un episodio che lo portò alla ribalta. Quello rappresentò l’alfa della sua storia. L’omega, invece, coincide con quel tragico e singolare incidente stradale che pose fine alla sua vita, quasi fosse un appuntamento già scritto dal destino. Il nostro intento è stato raccontare l’intero percorso di Bufalino, restituendo prima l’uomo e poi lo scrittore.»
Giuseppe Digiacomo: “Bufalino appartiene al futuro”
Grande soddisfazione anche nelle parole del presidente della Fondazione Gesualdo Bufalino, Giuseppe Digiacomo, che ha ribadito la missione culturale del festival.
«Anche quest’anno “L’Ingegnere di Babele” ha dimostrato che l’opera di Bufalino non appartiene alla memoria, ma al futuro. Il festival nasce proprio da questa convinzione: custodire uno scrittore significa metterlo continuamente in dialogo con altre arti, altri sguardi e altre generazioni. Perché solo quando una voce continua a generare nuovi linguaggi dimostra di essere ancora viva.»
La mostra continua fino al 19 luglio: Giampiero Nanni interpreta le visioni di Bufalino
Se gli appuntamenti dal vivo si sono conclusi, il viaggio nell’universo bufaliniano prosegue fino al 19 luglio negli spazi della Galleria FGB della Fondazione Gesualdo Bufalino.
È visitabile la mostra “Quadri per un’esposizione… Qualcuno, per favore, me li dipinge? Giampiero Nanni per Gesualdo Bufalino”, progetto nato da una celebre provocazione pubblicata dallo scrittore nel 1987 sulle pagine de Il malpensante.
In quell’occasione Bufalino immaginò diciannove quadri inesistenti limitandosi a descriverne soltanto i titoli. Una sfida raccolta dall’artista Giampiero Nanni, che ha trasformato quelle suggestioni letterarie in opere pittoriche, dando forma visiva a immagini che fino a oggi erano rimaste affidate esclusivamente alla fantasia del lettore.











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