LIBERALIZZAZIONI: COSA CAMBIA CON IL DECRETO?

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Un importante appuntamento promosso dall’Ordine degli Architetti di Ragusa, in vista della conversione in legge del decreto del 24 gennaio 2012 n. 1, noto come decreto sulle liberalizzazioni voluto dal governo Monti.

“Un provvedimento che non ci vede soddisfatti – spiega Giuseppe Cucuzzella, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Ragusa – perché non riforma i punti cruciali per rilanciare la nostra professione. Proprio il dibattito parlamentare previsto per la conversione in legge costituisce l’occasione per riformare finalmente gli ordini e mettere i professionisti italiani in grado di dare un contributo più fattivo allo sviluppo del paese. Ci stiamo muovendo infatti a livello nazionale per presentare numerosi emendamenti, poiché riteniamo necessario correggere alcune norme che ci appaiono in contraddizione con l’obiettivo condiviso di aprire il mercato professionale, garantire l’accesso ai giovani, nel rispetto delle norme e dei principi costituzionali connessi alla difesa dell’ambiente”.

“La categoria è fortemente in crisi – afferma il prof. Raffaello Frasca, Presidente del Dipartimento deontologia professionale e Presidente dell’Ufficio di Coordinamento CNA PPC – e i recenti provvedimenti non intervengono assolutamente in nostro favore. La famosa abolizione delle tariffe minime per noi non è una novità, essendo già in vigore dal 2006 con il decreto Bersani. Per fare l’architetto non esistono restrizioni quindi parlare di liberalizzazioni è privo di senso. Il numero dei professionisti iscritti all’albo italiano è di 145.000, pari ad un terzo degli architetti della Comunità Europea. Quindi il nostro problema principale è quello della sproporzione tra domanda e offerta. Occorre quindi operare in un’opera di riforma vera della professione e dell’accesso all’ordine. Per quanto riguarda l’esame di iscrizione all’albo sarà necessaria una modernizzazione – continua il Prof. Frasca – poiché l’esame adesso in vigore è assolutamente anacronistico. Non si può testare la professionalità di futuri architetti l’indomani della laurea perché il percorso di studi da solo non ti prepara alla professione. Ben venga quindi l’introduzione dei tirocini post-laurea, da svolgersi presso studi professionali e uffici tecnici, un’esperienza formativa necessaria per entrare nel mondo del lavoro. L’abilitazione all’albo dovrebbe quindi consistere in una verifica del tirocinio svolto”.

“E’ necessario per noi architetti – puntualizza Gaetano Manganello, presidente Fondazione Arch Ragusa – pensare alla professione in termini nuovi, ovvero come servizio al territorio e alla comunità. La priorità è difendere i piccoli e piccolissimi studi dall’attacco delle grandi società di progettazione. Per fare ciò dobbiamo puntare sul riconoscimento della qualità dei progetti per l’attribuzione dell’affidamento dei lavori pubblici, mentre adesso i parametri presi in considerazione sono il fatturato dello studio, il numero dei dipendenti e la tipologia delle attrezzature. Con questi criteri i giovani saranno sempre più tagliati fuori”.

Interessante l’intervento di Rino La Mendola, Vice Presidente Consiglio Nazionale Architetti:

“E’ obbligatorio per noi sensibilizzare l’opinione pubblica ed informare i professionisti sulle attuali norme volute dal Governo. L’obiettivo è quello di arrivare giorno 1 a Roma numerosi al raduno di rappresentanti delle professioni intellettuali per proporre un progetto per L’Italia, affinché la nazione riparta con il nostro contributo. Abbiamo previsto diversi emendamenti che rappresentano i principali nodi da sciogliere. Chiediamo principalmente il recupero dei riferimenti tariffari. Proprio la carenza di tali riferimenti alimenta presso le stazioni appaltanti una discrezionalità illimitata, con il rischio che vengano affidati con incarichi con procedure dirette o negoziate in luogo di procedure aperte, alterando proprio quei principi di concorrenza, trasparenza e pari opportunità che le nuove norme sulle professioni dovrebbero garantire.

Un altro problema riguarda le STP, per le quali vogliamo che si rivaluti il ruolo dei professionisti, ricalcando i modelli adottati in Francia e Spagna. Infine, in nome dell’alleggerimento burocratico, si prevede l’accorpamento del progetto preliminare alle fasi progettuali successive. Ciò a nostro avviso non dev’essere attuato per progetti di particolare rilevanza sotto il profilo storico – artistico e ambientale.

Abbiamo trovato il sostegno di moltissimi parlamentari – conclude – sperando che all’atto del voto degli emendamenti non tradiscano le nostre aspettative, votando quindi secondo coscienza invece di ubbidire agli ordini di segreteria”.

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