Le città siciliane a Pasqua e nella Settimana Santa: i riti popolari e il legame con la Spagna

Un legame sottile lega la Spagna e la Sicilia. Sottile, ma non troppo se è vero che molti “spagnolismi” sopravvivono nella lingua dell’isola (basti pensare alla “zita” siciliana (derivazione della spagnola “cita” o alla “cuchara” spagnola che diventa “cucciara” in Sicilia, o alla “paloma” (colomba), che in siciliano diventa “palumma”. E la pentola in spagnolo “pinada” in siciliano diventa “pignata” mentre abbuccari (cadere o rovesciare) deriva dallo spagnolo “abocar”. La Sicilia fu dominazione spagnola dal 1472 al 1712, ma gli aragonesi erano sbarcati nell’isola, chiamati dai nobili del Parlamento siciliano, ancora due secoli prima, in occasione dei Vespri siciliani. Accade così che l’influenza spagnola rimanga predominante nell’isola e si unisce agli antichi idiomi dei siculi o degli elimi (di cui abbiamo poche tracce) e poi al latino, all’arabo, al francese e infine all’italiano. Tracce delle usanze spagnole rimangono anche nei riti sacri, o meglio nella rappresentazione scenica dei misteri del cristianesimo che nel medioevo veniva utilizzata per “raccontare” e celebrare ciò che il popolo non poteva conoscere direttamente perché per la maggior parte erano analfabeti.

Il clou avviene nei giorni di Pasqua. I misteri del triduo pasquale vengono raccontati e sceneggiati nelle molteplici manifestazioni che caratterizzano il periodo festivo nelle cittadine siciliane. Alcuni riti uniscono anche le altre regioni meridionali, in particolare la Calabria. La rappresentazione della Passione e Morte di Gesù Cristo viene rappresentata in particolare a Trapani, Marsala, Enna, Caltanissetta. A Marsala si svolge la processione del Giovedì Santo che risale al 1600 e probabilmente venne avviata dagli studenti dei Gesuiti, sulla scorta di sacre rappresentazioni che già allora venivano utilizzate per il Popolo. A Trapani la Settimana santa Propone riti tra i più belli in tutto il territorio italiano e giustamente celebri. Per tutto il periodo di quaresima, ogni venerdì, si susseguono le “scinnute” di alcuni gruppi processionali che vengono posti al centro del transetto nella chiesa. Il martedì santo si inizia con la processione dei massari”. Il venerdì santo alle 14, dalla chiesa Anime Sante del Purgatorio escono i 18 gruppi statuari, che rappresentano i vari momenti della passione di Cristo e poi i due simulacri del Cristo e della madonna.

A Enna una serie di processioni religiose che hanno una durata quasi infinita: 24 ore: Anche qui, le antiche usanze affondano nella tradizione spagnola. Vi partecipano circa 2500 confrati che sfilano incappucciati con i sai bianchi e i caratteristici colori che li contraddistinguono e portano il fercolo del Cristo Morto e il simulacro dell’Addolorata. Altri momenti molto attesi anche a Caltanissetta con i riti della Scinnenza e della processione della Real Maestranza. La processione del Giovedì Santo a Caltanissetta rappresenta uno dei momenti più intensi e identificativi dell’intera Settimana Santa. È l’evento simbolo che unisce fede, tradizione e appartenenza in un rito collettivo che coinvolge l’intera comunità nissena e attrae ogni anno centinaia di visitatori. La città si trasforma in un grande palcoscenico a cielo aperto. Al tramonto le VARE  iniziano il loro tragitto, accompagnate dal suono delle bande musicali, dalle luci soffuse dei lampioni. Venerdì il corteo della Real Maestranza, Al centro di questo rito antico e profondamente radicato nella memoria collettiva della città, c’è il Cristo Nero. Un crocifisso ligneo annerito dal tempo e dai fumi dei ceri votivi, cui è legata un’antica leggenda. Secondo la tradizione, la sacra effigie fu ritrovata secoli fa in una grotta da alcuni “fogliamari”, i raccoglitori di verdure selvatiche, e proprio ai loro discendenti è affidato ancora oggi l’onore di portarla in processione, scalzi, in segno di devozione. La processione è sobria, essenziale, ma densa di significato: il Cristo viene accompagnato dalle “lamintanze”, struggenti canti polifonici arcaici che si levano nell’aria, amplificando la carica emotiva dell’evento. A Vittoria, alle 12, la processione del Cristo Morto deposto nel cataletto e coperto da un velo violaceo con il simulacro dell’Addolorata procedono fino al Calvario. Li accompagna, anche qui, una conf5raternita, la Congregazione del santissimo Crocifisso, fondata pochi anni dopo la fondazione di Vittoria dal sacerdote padre Luigi La Nuza. Al Calvario, in piazza Sei Martiri, il Cristo (un simulacro semovente) viene issato sulla croce e lì rimane per tutto il pomeriggio, esposto alla venerazione dei fedeli. La sera, alle 20, in un proscenio realizzato appositamente, si tiene la Sacra Rappresentazione, i cosiddetti “Parti”, su testo di 180 anni del marchese Alfonso Ricca. Analoghe rappresentazioni si tengono a Scoglitti e Acate. 

A conclusione della rappresentazione, il simulacro viene sceso dalla Croce, deposto nuovamente nel cataletto e inizia la processione di rientro nella basilica di San Giovanni battista. A Caltagirone la Processione del Cristo morto e dell’Addolorata è accompagnata dal corteo storico del Senato civico. La processione è molto sentita e partecipata.  L’Urna del Cristo morto, disegnata nel 1851 dall’architetto Don Salvatore Marino, e realizzata in legno di salice da Giuseppe Polizzi. È rivestita di oro zecchino con otto vetri che la chiudono e sei guanciali scolpiti in legno.

A Ispica la Settimana Santa vede delle funzioni religiose organizzate dalle due arciconfraternite: quella della Santissima Annunziata (i Nunziatari) e quella di Santa Maria Maggiore (i Cavari). Caratteristiche è la Via Crucis del Giovedì santo che parteb dalla chiesa rupestre di santa Maria della Cava e giunge a Santa Maria maggiore e che ruota attorno al Cristo alla Colonna “U Patri a Culonna”. A Licodia Eubea, il Cristo che porta la Croce e la Madonna vengono portati in processione e dopo l’incontro tra i due simulacri, essi vengono piegati uno verso l’altro, al suono di una caratteristica marcetta. Anche in Spagna la Settimana Santa è ricca di appuntamenti con caratteristiche simili e in grado di regalare tante emozioni. La Settimana Santa si celebra in tutte le città e i luoghi della Spagna: in molte città protagoniste sono le confraternite. A Malaga sopravvive l’antico privilegio della facoltà di liberare un detenuto.

Passiamo alla Pasqua. Momento centrale della rappresentazione della resurrezione è l’incontro tra il Cristo Risorto e la Madre. Avviene così in molte città siciliane, a Modica, con la “Madonna Vasa vasa” un caratteristico manichino semovente che alla vista del figlio lascia cadere il manto nero e appare luminosa con il suo bel manto azzurro, allargando le braccia per accogliere il Figlio e poi piegandosi per abbracciarlo. A Comiso, c’è l’incontro tra i due simulacri, la “paci” che si ripete 14 volte nell’arco di una lunghissima processione e con il tradizionale canto del “Regina Coeli Laetare” da parte dei due bambini vestiti da angioletto. A Caltagirone, viene introdotta, anzi diventa centrale, la figura di San Pietro:  la domenica di Pasqua vede come centrale la rappresentazione della ‘Giunta”, incontro tra la Madonna, il Cristo risorto e San Pietro. La figura di San Pietro, un manichino gigante alto tre metri issato sulle spalle di un portatore che rimane nascosto, giunge in Piazza Municipio dall’omonima Chiesa, per andare incontro a Gesù risorto. Alla sua vista torna indietro per dare l’annuncio alla madre Maria, uscita da un’altra chiesa. Alla fine Maria e il Figlio Risorto si incontrano, sotto la scalinata di Santa Maria del Monte e anche qui la Madre lascia cadere le gramaglie per vestire il manto della festa.  Dopo la processione, il momento conclusivo è la cosiddetta “spartenza” con i tre simulacri che si dividono e ritornano ciascuno verso la chiesa da cui sono usciti.

A Ispica la festa del Resuscitato viene organizzata dalla Basilica della Santissima Annunziata. A mezzogiorno, come avviene a Modica,  Gesù Risorto portato a spalla dai devoti corre verso la Madonna. A Scicli tutto ruota attorno al “Gioia” ( o L’Omu VIvu”) che esce a mezzogiorno dalla chiesa di santa Maria la Nova dopo la processione eucaristica (il cosiddetto “Venerabile”). Il simulacro viene portato a corsa, fatto ruotare su se stesso, in alcuni momenti sembra cadere o barcollare ma tutto è assolutamente sotto controllo, per la gioia dei portatori e degli spettatori.

Altre manifestazioni simili ad Avola, Pachino, Enna, Barrafranca e altri comuni dell’isola, per la maggior parte nella Sicilia orientale. Vi sono poi numerosi eventi collaterali, tutti molto caratteristici, che si sono evoluti nel corso dei secoli fino ad assumere la forma attuale:   Il Ballo dei Diavoli di Prizzi, gli Schetti di Terrasini,  U’ Signuruzzu a cavaddu a Caccamo, gli Archi di Pasqua di San Biagio Platani., realizzati con le caratteristiche canne intrecciate e con un sapiente lavoro artigianale che si tramanda da generazioni. Gli Archi di San Biagio Platani quest’anno si potranno ammirare dal 20 aprile all’ 8 giugno 2025 e attirano un gran numero di turisti.

Il Ballo dei Diavoli di Prizzi si svolge nel pomeriggio della domenica di Pasqua: La Morte vestita di giallo e con il viso coperto da un teschio va in giro per le strade della cittadina accompagnata dai “diavoli” (anch’0essi con maschera e vesti rosse)  cantando, ballando e disturbando le persone che incontrano. Quando incontrano la la Madonna e Gesù risorto, si inscena una violenta lite che culmina con la vittoria del Bene sul Male. Numerose e caratteristiche le manifestazioni pasquali anche in Calabria. Anche qui è centrale la rappresentazione dell’incontro tra Gesù Risorto e la Madonna.

In Calabria viene spesso introdotta la figura di Giovanni. In altre c’è San Pietro e in altri casi Sant’Anna. Molte le denominazioni utilizzate: Affruntata o Affrontata (‘incontro’), Cunfrunta, Cunfruntata, Cumprunta, Cumprunti, Ncrinata, o Giunta, come a Caltagirone. Ad Arena, piccolo paesino sui monti del Lametino, l’Affruntata si tiene nel giorno di lunedì, anziché la domenica di Pasqua. Questi sono solo alcuni dei momenti celebrativi. L’elenco sarebbe lunghissimo. Nei colori delle feste e nelle antiche tradizioni a cui molti sono legatissimi, rivive il legame con la tradizione spagnola. E il folklore sposa la religiosità, in tutte le sue forme, talora con sensi di fede profonda, tal altra con manifestazioni che lasciano poco spazio alla fede e si dipanano lungo i sentieri delle antiche e profonde tradizioni folkloristiche. Per “narrare”, come si faceva nel Medioevo”, i misteri della fede nelle forme più svariate.

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