La Sicilia perde risorse destinate alla rigenerazione urbana: addio a 44 milioni di euro

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Il sindacato, attraverso il segretario regionale Andrea Monteleone e i dirigenti regionali Giuseppe Dioguardi e Nino Di Martino, esprime «forte preoccupazione e indignazione» per il definanziamento di alcuni importanti interventi di rigenerazione urbana nell’Isola, a seguito del decreto interministeriale del 24 luglio 2026, che ha ridefinito il quadro degli interventi finanziati nell’ambito delle risorse nazionali e del PNRR.

Secondo le ricostruzioni diffuse in questi giorni, la Sicilia sarebbe la regione maggiormente penalizzata, con circa 44 milioni di euro di risorse non più disponibili. Particolarmente rilevante la situazione di Palermo, dove sarebbero messi in discussione interventi per circa 20 milioni di euro.

Tra i progetti indicati figurano la riqualificazione della foce del fiume Oreto, per circa 12 milioni di euro, il Parco Villa Turrisi, per 5,2 milioni, e il recupero dell’approdo turistico di Vergine Maria, per 2,8 milioni.

Per il Sinalp, tuttavia, la questione non può essere affrontata soltanto attraverso lo scontro politico e la ricerca di responsabilità immediate. Il sindacato sostiene infatti che le difficoltà affondino le proprie radici in un problema strutturale della macchina amministrativa siciliana.

«Il problema non nasce oggi e non può essere ricondotto esclusivamente alle decisioni dell’attuale Governo nazionale, che si è limitato a dare seguito a norme approvate dal Parlamento europeo e recepite dai precedenti Governi nazionali», afferma il sindacato.

«Da anni denunciamo la carenza di personale»

Il Sinalp ricorda di avere denunciato da anni la progressiva riduzione degli organici della Pubblica amministrazione, soprattutto negli enti locali e negli uffici chiamati a occuparsi di progettazione, appalti, monitoraggio, rendicontazione e attuazione dei programmi europei e nazionali.

Una carenza che, secondo l’organizzazione sindacale, rischia di compromettere la capacità degli enti di utilizzare le risorse disponibili.

«Non si possono affidare miliardi di euro di investimenti pubblici a strutture amministrative che, per anni, sono state private delle necessarie professionalità e del necessario ricambio generazionale», sostiene il Sinalp.

Il sindacato cita anche il recente Piano Casa nazionale, rispetto al quale aveva chiesto al Governo regionale di intervenire per rafforzare gli organici degli Iacp siciliani, così da evitare il rischio di perdere ulteriori finanziamenti destinati alla riqualificazione dei quartieri e alla realizzazione di alloggi per le fasce della popolazione che non riescono ad accedere al mercato delle locazioni.

«Ci auguriamo che dopo questa “figuraccia” in mondovisione la nostra denuncia venga realmente attenzionata», afferma il Sinalp.

«Non basta dire che i Comuni sono arrivati in ritardo»

Nel mirino del sindacato c’è soprattutto il rapporto tra le scadenze imposte dai programmi di finanziamento e le effettive capacità operative degli enti.

Comuni ed enti locali si trovano infatti a dover gestire contemporaneamente attività ordinarie, PNRR, fondi europei, progettazione, gare, affidamenti, monitoraggio e rendicontazione, spesso con organici ridotti.

«Questa miopia burocratico-amministrativa ha costretto gli enti locali a dover gestire procedure estremamente complesse con organici ridotti, personale sovraccarico e una disponibilità insufficiente di tecnici, ingegneri, architetti, esperti di progettazione europea, esperti di gare e appalti e figure specializzate nella gestione e rendicontazione dei finanziamenti», sostiene il sindacato.

Per il Sinalp, quindi, eventuali ritardi e inefficienze devono essere accertati, ma non è sufficiente fermarsi alla constatazione che un Comune non abbia rispettato una scadenza.

«Se un Comune non ha tecnici sufficienti per progettare, appaltare e seguire un’opera, il problema non si risolve semplicemente constatando che il Comune è arrivato in ritardo. Bisogna chiedersi perché quel Comune non abbia avuto, per tempo, gli strumenti, le professionalità e le risorse umane necessarie per rispettare la scadenza».

«Servono concorsi e professionalità adeguate»

Il sindacato chiede quindi di affrontare il problema attraverso un rafforzamento strutturale degli organici della Pubblica amministrazione, con procedure concorsuali «trasparenti, rigorosamente meritocratiche e realmente orientate al fabbisogno degli enti».

L’obiettivo, sottolinea il Sinalp, dovrebbe essere quello di selezionare le professionalità di cui le amministrazioni hanno concretamente bisogno, superando logiche che il sindacato definisce «nepotismo» e «tengo famiglia».

«Una Pubblica amministrazione senza personale non è una Pubblica amministrazione efficiente», afferma il sindacato, sottolineando anche che non può essere chiesto ai dipendenti pubblici di compensare continuamente le carenze strutturali di organico attraverso sacrificio e senso del dovere.

La richiesta di un tavolo regionale

Alla luce della vicenda, il Sinalp chiede alla Regione Siciliana la convocazione immediata di un tavolo di crisi, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali e dei rappresentanti degli enti interessati.

Secondo il sindacato, il tavolo dovrebbe innanzitutto individuare fonti di finanziamento alternative, a partire dai Fondi per lo sviluppo e la coesione e dagli altri strumenti finanziari disponibili, per evitare che i progetti definanziati vengano definitivamente cancellati.

Parallelamente, viene chiesto un piano straordinario per il rafforzamento degli organici degli enti locali, con particolare attenzione alle figure tecniche e amministrative necessarie per progettazione, gestione, affidamento e rendicontazione delle opere pubbliche.

Il Sinalp chiede inoltre una ricostruzione puntuale delle responsabilità, progetto per progetto: quali siano stati gli ostacoli, quali uffici siano stati coinvolti, quali scadenze non siano state rispettate, quali criticità siano state segnalate e quali interventi siano stati messi in campo per evitare la perdita delle risorse.

«I siciliani hanno diritto di sapere», sostiene il sindacato.

L’obiettivo, precisa il Sinalp, non dovrebbe essere una semplice «caccia al colpevole», ma l’individuazione delle criticità e delle soluzioni necessarie per evitare che la situazione si ripeta.

«Non chiediamo una caccia al colpevole, ma qualcosa di molto più importante: trasparenza, responsabilità e la capacità di imparare dagli errori per evitare che quanto accaduto si ripeta».

La conclusione del sindacato sintetizza la preoccupazione per il futuro delle risorse pubbliche destinate alla Sicilia: «I finanziamenti possono arrivare da Roma o dall’Europa, ma se la Pubblica amministrazione non è messa nelle condizioni di utilizzarli, quelle risorse non si trasformano in sviluppo e a pagare il prezzo più alto sono, ancora una volta, i cittadini siciliani».

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