Riparte martedì 7 aprile “Salute a Bordo”, la campagna itinerante di screening promossa dall’ASP di Ragusa con l’obiettivo di avvicinare i servizi di prevenzione ai cittadini dei dodici comuni iblei. Dopo il successo registrato lo scorso dicembre, l’iniziativa torna sulle strade del territorio con un motorhome attrezzato che porterà informazione, esami e servizi direttamente nelle […]
La siccità importa a qualcuno?
27 Set 2025 08:07
Sperando in un autunno piovoso ma non devastante, come purtroppo accade anche nel nostro territorio in un arco di poche ore, c’è urgentemente da riflettere sulle politiche locali per contrastare l’evidente crisi climatica. Nell’ultimo rapporto sul tema, pubblicato pochi giorni fa dal Centro Studi sul Cambiamento Climatico (Ccsc), “i dati raccontano un’altra realtà: il cambiamento è già emergenza quotidiana. C’è infatti una nuova mappa dell’Italia. Non disegnata dai confini, ma dai danni: quelli lasciati da piogge torrenziali, grandinate furiose, ondate di calore e siccità che prosciugano bacini, raccolti e riserve. Mentre il Nord Italia ha subìto 198 dei 351 eventi climatici estremi solo nel 2024, il Sud e le Isole affrontano il lato opposto dello stesso disastro: la siccità cronica. In Sicilia, il 2024 ha visto precipitazioni inferiori del 40% rispetto alla media storica, con province come Ragusa e Caltanissetta ai minimi assoluti. L’acqua viene razionata, le aziende agricole chiudono, i pascoli scompaiono”.
Il presidente del Ccsc Valerio Molinari, dichiara che “le proiezioni che guardavamo con preoccupazione cinque anni fa sono diventate bollettini quotidiani. Il clima ha già cambiato il nostro Paese. E noi continuiamo a rincorrere, anziché prevenire”.Periodicamente, questa rubrica torna a occuparsi dell’argomento, perché è al tempo stesso uno dei più importanti e più sottovalutati.
Si fa ancora troppo poco per la prevenzione. La dispersione nelle reti idriche è ancora intorno alla metà dell’acqua potabile, mancano piani seri di manutenzione del suolo e difesa delle coste, “mentre occorre costruire strategie regionali di adattamento basate su dati predittivi e geolocalizzati, per sapere dove colpirà il prossimo evento estremo e intervenire in tempo. Possediamo strumenti scientifici e tecnologie capaci di misurare la resilienza delle infrastrutture – ricorda Molinari -. Ma sapere non basta. Senza interventi, quei dati restano lettera morta”. La fotografia mensile sugli invasi siciliani dà un’idea di ciò. In attesa dei nuovi dati, che saranno diramati tra circa una settimana, il primo settembre scorso la diga di Santa Rosalia sul fiume Irminio, tra Ragusa e Giarratana, aveva 10,47 milioni di metri cubi d’acqua contro i 20 milioni di capacità totale (-1,08 mln su agosto); la diga di Ragoleto sul fiume Dirillo, che serve anche la zona occidentale del ragusano, era quasi ai minimi termini: 5,98 milioni di metri cubi di acqua contro i 20,10 mln di capacità (-1,25 mln). Importa a qualcuno?
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