È morta a soli quattro anni, a Palermo, per una sospetta difterite, una malattia che in Italia è ormai rarissima e che non causava una vittima da oltre trent’anni. La bambina, Anna Rosa, non era stata vaccinata. La Procura di Palermo ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia per accertare le cause del decesso e verificare […]
La memoria violata dai vandali. Ispica reagisce: «Non lasciamo che diventi memoria morta»
22 Ago 2026 12:55
I luoghi sono stati ripristinati, in maniera attenta e celere con in campo l’Amministrazione Muraglie che ha “incassato” il colpo ma che ha risposto in maniera concreta al duro attacco dei vandali. Alleanza Verdi e Sinistra parla di necessaria riflessioni “sul valore di alcuni luoghi o monumenti che ci ricordano fatti e personaggi importanti del nostro passato”. Nino Raucea, a nome della forza politica, stigmatizza l’episodio. “Siamo davanti ad un valore forte che il luogo o il monumento ha non in se stesso ma solo a partire dal significato che esso rappresenta in una comunità – afferma Nino Raucea, rappresentante di AVS – ed il significato non è qualcosa che si da in modo automatico, il significato si costruisce attraverso la cura del luogo/monumento; attraverso la narrazione delle storie che esso richiama; attraverso la centralità che esso assume; ancora attraverso l’attivazione di un virtuoso processo di emulazione capace di riconoscere quelle storie come paradigma dell’agire quotidiano dei cittadini.
Se manca tutto questo, se non c’è cura dei simboli che dovrebbero essere a fondamento della nostra convivenza civile, se non c’è nessuna narrazione che renda vivo il ricordo, se non c’è nessuna tensione emulativa condivisa nella comunità, le pietre, per quanto belle rimangono pietre ed il ricordo perde la sua anima vitale divenendo ‘memoria morta’. È proprio in questo contesto di memoria morta che ad Ispica si è potuto dare spazio a lapidi e intitolazioni di strade che vedono come protagonisti soggetti che con piena consapevolezza e convinzione hanno preso parte al fascismo ricoprendo in quel regime ruoli di una certa importanza. Se ritornassimo a dare vita alla memoria della nostra storia sarebbe di certo più difficile che qualcuno decidesse di deturpare un luogo o una stele di cui tutti riconoscono l’importanza e la sacralità. Sarebbe altresì probabile che la comunità chiedesse di rimuovere le lapidi e rinominare le vie che ricordano i gerarchi fascisti, proprio perché il racconto della storia renderebbe chiaro lo squallore delle pagine scritte da questi personaggi”.
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