LA CHIESA E IL TERRITORIO: SEGNI CHE ANTICIPANO, DOMANDE PER IL BENE COMUNE

Si è svolta venerdì scorso 1° marzo la Visita pastorale del Vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò, agli uffici diocesani dell’ambito caritativo. Viene interessato anche il territorio ibleo, facendo parte della diocesi di Noto anche i Comuni di Modica, Scicli, Pozzallo, Ispica. Non sono uffici burocratici – ha sottolineato il Vescovo – e, se lo sono, è solo per gli strumenti e le procedure necessarie perché il bene sia organizzato, ma sono e devono restare anzituto uffici pastorali, uffici cioè che devono promuovere in tutta la comunità ecclesiale e civile sensibilità, attenzione ai poveri, dialogo con le istituzioni sulla base dei diritti, che sono anzitutto i diritti dei più deboli. E questo deve avvenire nella comunione, che nell’incontro diventava sinfonia tra gli uffici che sviluppano queste attenzioni: la Caritas diocesana, presente con direttore, vicedirettore e segretario, ma anche con l’Osservatorio delle povertà. la referente per i Centri di ascolto e la formazione e la referente per la mondialità; l’Ufficio missionario, con il direttore e due collaboratori; l’Ufficio per il lavoro, l’ambiente e la salvaguardia del creato che cura anche la Scuola per l’impegno socio-politico, con direttore e segretario; il progetto Policoro per promuovere e accompagnare il lavoro giovanile con i suoi animatori; la Fondazione San Corrado per promuovere nuovi segni di carità, affidata soprattutto al corpo diaconale; la Fondazione Madre Teresa, istituita con donazione personale di Mons. Nicolosi, soprattutto per i malati terminali e gli anziani non autosufficienti; l’ufficio Migrantes che si occupa soprattutto degli immigrati ma anche dei nostri emigrati. Dalle relazione dei vari uffici è apparso evidente come le povertà stanno crescendo e questo non reclama solo aiuto, ma coordinamento, intelligenza, coinvolgimento, nuovi stili di vita e conversione alla condivisione. Per la Chiesa si tratta veramente di essere riflesso della misericordia di Dio (tema messo al centro di questi anni dal Vescovo), Chiesa povera e dei poveri, Chiesa attenta al mondo a cui ci lega il gemellaggio con la diocesi di Butembo-Beni in Congo. Per questo diventa importante – altra sottolineatura del Vescovo – che la messa continui nella vita e in particolare nella carità. Quanti vanno a Messa la domenica non possono non dare qualcosa, parte del proprio tempo, parte dei propri beni, soprattutto la propria attenzione ai poveri e ai sofferenti. Per questo la Caritas ha proposto da tempo la necessità di “sentinelle” in ogni via che si accorgano delle povertà e le portino all’assemblea eucaristica dove – con la presidenza del parroco – vanno sollecitate e coordinate risposte nell’ordine di ciò che si può fare con amore pronto e generoso. Amore che vuole essere anche intelligente, e per questo si sta riorganizzando la rete dell’aiuto, perché si eviti la prepotenza dei furbi e si dia qualcosa a tutti attraverso i Centri di aiuto e si esaminino le situazione più difficili attraverso i Centri di ascolto. Soprattutto, è apparso chiaro che la Chiesa di Noto al territorio offre segni concreti, come le molte opere caritative nate in questi anni, che diventao segni che anticipano l’impegno di tutti. Pensiamo ai centri sociali o ai cantieri educativi, pensiamo ai percorsi di accoglienza o di reinserimento. Questi segni diventano domande alle istituzioni e a tutti i cittadini per cercare insieme il bene comune, che è tale sole se si parte dagli ultimi.

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