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Istat: nel ragusano sono morte 116 persone in più tra gennaio e settembre
08 Dic 2020 10:41
I numeri contano e, spesso, raccontano. Come in questo pessimo 2020. I morti, per esempio. L’Istat ha appena pubblicato i dati sulle persone morte in Italia da gennaio a settembre, comparandoli alla media degli ultimi cinque anni precedenti. I dati dell’Istat non dicono quanti sono stati i morti ufficiali causati dalla Covid-19, ma registrano quelli per tutte le cause. Seguirà l’aggiornamento sugli ultimi tre mesi. Appare chiaro comunque che siamo di fronte a una sovramortalità nell’anno della pandemia. Ognuno può trarne le conseguenze.
In nove mesi l’Italia ha fatto registrare oltre 43mila morti in più rispetto. Addirittura tra marzo e aprile erano 48mila in più, 29mila dei quali attribuiti al Covid-19. Al 30 settembre, 527.888 decessi contro i 484.435 della media rilevata fra il 2015 e il 2019.
In Sicilia 40.760 quest’anno contro i 40.122 degli anni passati. Combacia, perché la Sicilia nei primi mesi dell’anno è stata solo sfiorata dall’uragano coronavirus, che colpiva soprattutto in Lombardia e dintorni.
Come in provincia di Ragusa. Se nel gennaio-settembre 2015-2019 sono morti in media 2.386 persone, ora siamo a quota 2.502 (+116). A fine anno i conteggi saranno, purtroppo, più pesanti perché stiamo subendo la seconda ondata di contagi.
Dai dati Istat – che ricordiamo essere l’istituto centrale italiano di statistica – è possibile ricavare i dati per ogni singolo comune. Si scopre così che il divario maggiore è stato finora registrato a Ragusa, dove c’è la più importante sede ospedaliera della zona (+49 morti fra gennaio e settembre 2020 rispetto alla media 2015-2019), seguita da Vittoria e Chiaramonte Gulfi (+12). Dati sostanzialmente simili ad Acate e Monterosso Almo (+2), Santa Croce Camerina e Giarratana (+3). Seguono le altre: Scicli, Ispica e Pozzallo (+5), Comiso (+8). Modica (+9).
Anche se i dati non contemplano le cause, possiamo farci un’idea di quanto la pandemia abbia inciso sul destino di chi se n’è andato e, inevitabilmente, di chi è rimasto. Con la bontà dei soliti che credono si tratti ancora di un bluff. Da sempre i numeri contano e, spesso, raccontano.
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