INTERVISTA A BRUNO PEDERIVA

Bruno Pederiva è una Guida Alpina, nato a Bolzano nel 1953. Persona simpatica e alla mano,  l’ho conosciuto in occasione del 61° Trento Film Festival e, cortesemente, mi ha concesso un’intervista.

 

Signor Pederiva, cos’è una guida alpina?

E’ una persona che accompagna la gente in montagna;in roccia, su ghiaccio e sulla neve; che insegna tutte le tecniche alpinistiche e sci-alpinistiche.

Quali sono in particolare i compiti e, mi può dire, se ci sono tipi diversi di Guide? Se sì, quali sono?

I compiti della guida sono quelli di insegnare e accompagnare.

Durante la formazione, uno prima diventa aspirante guida, e poi Guida Alpina internazionale (UIAGM). Il periodo minimo di aspirante è due anni.

Come  è diventato una Guida?

Dopo essere andato in montagna fin da piccolo (5 anni), con papà e con amici ho pensato di frequentare i corsi di Guida Alpina. Ho fatto la preselezione a 19 anni.

1.     Chi sono stati  i Suoi maestri, intesi come grandi alpinisti, cui  ha fatto riferimento per diventare alpinista e Guida Alpina.

Non ho avuto grandi alpinisti come maestri, bensì mio padre e altri amici come Tita Weiss, Tone Valeruz e Heinz Mariacher come compagni di scalate.

2.     So che ha aperto anche nuove vie dolomitiche.

Sì, ho aperto delle vie nel gruppo del Catinaccio e nel Gruppo dell’Ortles.

3.     Cosa significa ?

Significa esprimere un desiderio che poi si concretizza. Vedere una linea immaginaria, pensare di salirla, e poi la soddisfazione di realizzarla.

4.     Cosa L’ha spinta a questo?

Mi ha spinto una gran voglia di nuovo ed il pensiero che di lì non era ancora passato nessuno, e poi, il modo il cui l’ho fatto: in uno stile pulito, cioè senza troppi chiodi per l’assicurazione.

5.     Quali sono  le vie che ha aperto e dove?

Il Ballo delle Streghe” Torre est Vajolet; la “Via Salvan Senester”&Sonja” Punta Emma (Gruppo Catinaccio); “Diretta” parete ovest Pala de la Gracia; Gruppo Larsech; tutte di sesto grado.

Coston del Ortles”; “Couloir Nord”; “Via di Ghiaccio”; di quarto e quinto grado.

Tantissime altre vie nuove di arrampicata sportiva in Val San Nicolò, In Valle del Sarca, in Sardegna…

Vuole raccontare per i  lettori  di RagusaOggi che cosa disse in occasione dell’evento al Trento Film Festival Le Vie delle Dolomiti?

Mi è stato chiesto cosa mi muove a fare la guida. La risposta è stata: La passione come tutti i lavori anche il riscontro economico.

Quali sono le cime più alte che ha scalato?

Monte Bianco, Nevado Pisco in Perù, Cho Oyu in Himalaya (8201m.).

E quelle più difficili?

Le più difficili sono le Dolomiti, come la prima ripetizione La Via del pesce, la prima salita in libera di questa via; la Via Larcher-Vigiani, in Marmolada; lo Spiz de le Roè, del Gruppo Larsech; la Via Battisti Weiss…

6.     Che cos’è la montagna per lei?

La mia passione, il mio hobby, il mio lavoro.

7.     Può raccontare un episodio anche divertente, se crede, cui si è trovato a dover risolvere?

Durante un primo tentativo di discesa dalla Parete Nord-Est dell’Eiger con Tone Valeruz siamo stati sorpresi dal buio e – per non saper né leggere,  né scrivere – scaviamo una buca nella neve e trascorriamo la notte la notte lì, senza niente. Con la luce del giorno scopriamo che la nostra tenda era appena a 50 metri più in basso con tutti i comfort, sacco a pelo, cibo, bevande, ecc.      

8.     Una frase per i nostri lettori sul tema: la montagna cosa insegna?

Ti insegna che non puoi scherzare con lei, che devi iniziare ad affrontarla passo dopo passo, con gradualità ed umiltà, sempre consapevole delle proprie capacità, senza mai osare troppo.     

Per chi ne volesse sapere di più: www.brunopederiva.it. e pederiva.bruno@email.it   

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