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Inquinamento marino e salute umana: l’allarme del Codacons viaggia nel piatto
10 Mar 2026 16:47
Il mare non è un contenitore infinito, ma uno specchio che ci restituisce, con gli interessi, tutto ciò che vi versiamo. L’allarme arriva forte e chiaro dal Codacons, per voce del segretario nazionale Francesco Tanasi, che sposta il focus dell’inquinamento marino da questione puramente ambientale a vera e propria emergenza di salute pubblica.
Il concetto espresso è semplice quanto brutale nella sua verità: la catena alimentare è un cerchio che si chiude. Le microplastiche e i contaminanti chimici che invadono le nostre acque non restano confinati negli abissi, ma risalgono la piramide alimentare fino ad arrivare sulle nostre tavole.
Il principio “One Health”: una salute unica
Secondo Tanasi, non è più possibile scindere il benessere dell’uomo da quello dell’ecosistema che lo circonda.
«Oggi la comunità scientifica parla sempre più spesso di One Health», sottolinea il segretario, richiamando il principio internazionale secondo cui la salute umana, quella animale e quella degli ecosistemi sono strettamente interconnesse. Se il mare è malato, lo siamo anche noi.
Il Mediterraneo: un gigante fragile
L’attenzione del Codacons si concentra in particolare sul Mediterraneo. Nonostante sia uno dei bacini più ricchi di biodiversità al mondo, è oggi tra i più esposti alle pressioni antropiche:
Traffico marittimo intenso;
Urbanizzazione selvaggia delle coste;
Sovrapesca e, soprattutto, una diffusione capillare di rifiuti plastici.
In questo scenario, la contaminazione delle acque sta alterando profondamente gli equilibri naturali, trasformando il mare in una “zuppa di plastica” le cui conseguenze a lungo termine sulla salute umana sono ancora oggetto di studio, ma già ampiamente temute.
Le richieste del Codacons: controlli e protezione della Posidonia
Per invertire la rotta, l’associazione chiede interventi concreti e immediati. Non bastano più le campagne di sensibilizzazione, servono azioni legislative e di controllo:
Controlli rigorosi sugli scarichi: per fermare l’immissione di inquinanti alla fonte.
Misure contro le plastiche: politiche drastiche per ridurre l’uso e l’abbandono di materiali sintetici.
Tutela della Posidonia oceanica: protezione assoluta per queste praterie sottomarine, polmoni del Mediterraneo e sentinelle del suo equilibrio.
«Proteggere il mare non è soltanto una scelta ambientale», conclude Francesco Tanasi, «ma una necessità che riguarda direttamente la salute delle persone e il futuro delle nostre comunità».
L’appello è chiaro: salvare il blu del nostro mare significa, in ultima analisi, salvare noi stessi.
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