IL PARERE DI CRISTINA NAVANZINO ORGANIZZATRICE DI EVENTI

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 I giovani del ventunesimo secolo sono continuamente vittime dell’elettronica e della sua rete di comunicazione.

I rapporti “umani” si istaurano virtualmente perdendo il valore del mondo che si trova all’esterno.

Tutto si focalizza su dialoghi tra schermi luminosi che non hanno un volto da sfiorare o capelli da accarezzare, il contatto con l’altro essere umano si carica di finzioni comportamentali che aprono una falda di falsità tra il reale e il virtuale.  Molti studi sono stati condotti anche in sociologia e tra le conseguenze del virtuale anche  disturbi di personalità. La causa peggiore si concentra sullo scambio inesistente di idee e di pensieri.  Sentendo il  commento di chi ogni giorno sta a contatto con i ragazzi in ambienti pubblici e luoghi di divertimento,  pare che i giovani abbiano una  ossessiva concentrazione sull’apparecchio elettronico, sviando la loro attenzione sulla bellezza del mondo che li circonda.

 Qualunque azione viene ininterrottamente caricata come stato in modo da tenere sempre aggiornato un amico dal cuore elettrico.

Come diceva Jim Morrison: “L’anima di una persona è nascosta nel suo sguardo”, ma ormai tutto è diventato assolutamente superfluo, non c’è più l’amore per la scoperta di ciò che è immenso e invisibile.

Meglio riempirsi di ricchezze scontate, materialmente inutili, quando il prezzo più caro si ritrova in ciò che non può essere comprato, di cui non si è  assolutamente padroni.

E’ normale quindi che tra i giovani i rapporti sentimentali risultano più turbati e schizofrenici, perché per prima cosa si perde la concezione del sé come essere unico che incontra l’altro, nella semplicità e nel rispetto, senza maschere.

Abbiamo intervistato Cristina Navanzino, pierre del Lanificio, per sapere a Ragusa che genere di scambi relazionali si ritrovano tra i giovani e cosa crea in loro l’utilizzo della tecnologia.

Tu che a Ragusa lavori in discoteca, un ambiente molto frequentato da giovani, che cosa noti?

“Noto che ormai tra i giovani non si interagisce più come prima, ormai le interazioni sociali non esistono. Hanno sempre in mano lo smartphone. Pur ballando il cellulare non manca mai”.

La tecnologia, a tuo parere, crea un dissociamento relazionale?

“ Sì decisamente! E’ più facile nascondersi dietro una tastiera o un cellulare. Si “parla” di più così. Ma quando ci si incontra ormai non si hanno più argomenti da discutere”.

Che cosa pensi dei social network: sono un mezzo utile o sono principio di falsità comportamentale?

“ Sotto un certo punto di vista credo che siano divertenti ma non indispensabili. Può essere utile quando vuoi sentire una persona lontana ma preferirei una chiamata; dall’altro punto di vista sono un principio di falsità: non si è sé stessi, si cerca di essere altre persone imitando, soprattutto, i personaggi famosi”.

Che aiuto ti offre il mezzo web nel tuo lavoro e in cosa ti imbatti frequentemente?

“ Come P.R. il web mi aiuta a diffondere l’evento della settimana, a coinvolgere più persone e a proporgli qualcosa di innovativo. Mi imbatto alcune volte in giovani annoiati, che criticano sempre ciò che facciamo, però si presentano puntualmente agli eventi”.

Che messaggio vorresti lanciare ai giovani?

“ Bella domanda. Vorrei dirgli di VIVERE, di divertirsi, di accantonare un po’ la tecnologia e di socializzare di più. I rapporti umani sono una delle cose più importanti della nostra vita”.

Parlate e guardatevi negli occhi in modo da acquisire una sensibile semiotica: sarà lo specchio di una rinascita interiore dalle profonde radici umanitarie.

 

 

Federica Siciliano

Referente Giovannella Galliano Giornalista

 

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