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Spiagge sporche e inciviltà diffusa da Marina di Modica a Sampieri: siamo davvero tutti più maleducati?
15 Giu 2026 11:44
Ogni estate lo scenario si ripete, ma quest’anno la percezione sembra più netta. Alla fine di una bella giornata di mare, il litorale modicano, così come quello delle aree vicine come Sampieri, restituisce un’immagine ambivalente fatta di bellezza naturale da un lato e accumuli di rifiuti dall’altro. Una contraddizione che riapre una domanda scomoda: stiamo diventando tutti più maleducati?
Non è solo una questione di rifiuti abbandonati, ma di comportamenti diffusi che raccontano qualcosa di più profondo. Bottiglie di plastica, mozziconi, sacchetti, ma anche pannolini e rifiuti di ogni genere lasciati sulla sabbia: non sempre si tratta di gesti “giovanili” o di singoli episodi isolati. Al contrario, la sensazione è quella di una normalizzazione dell’inciviltà quotidiana, quasi una perdita progressiva del senso di spazio condiviso.
Il punto non è soltanto la presenza dei rifiuti, ma il rapporto tra individuo e bene comune. La spiaggia, in teoria, è uno spazio collettivo dove il comportamento di ciascuno ha un impatto diretto sugli altri. Eppure, sempre più spesso, sembra prevalere una logica diversa: quella dell’uso immediato e della rimozione della responsabilità. Il rifiuto diventa “altro da sé”, qualcosa che non appartiene più a chi lo produce.
In questo quadro, le campagne di sensibilizzazione e i progetti educativi, pur importanti, si scontrano con una realtà complessa. L’Assessore all’Ecologia del Comune di Modica, Samuele Cannizzaro, da noi contattato, ha ricordato come l’Amministrazione stia investendo su scuola e social per educare le nuove generazioni al rispetto dell’ambiente, anche attraverso iniziative simboliche legate alla differenza tra spiaggia pulita e sporca.
«Come ufficio ecologia – ha spiegato – stiamo lavorando nelle scuole con progetti educativi e stiamo cercando di raggiungere i ragazzi anche attraverso i social, strumenti che si stanno rivelando efficaci. Lo scorso anno, dopo San Lorenzo, abbiamo chiuso un tratto di spiaggia con la fettuccina per mostrare concretamente la differenza tra l’arenile pulito e quello lasciato sporco. Quest’anno ripeteremo l’iniziativa».
Un approccio che punta soprattutto sulla prevenzione e sulla sensibilizzazione, ma che, secondo quanto emerge dal territorio, sembra non essere ancora sufficiente a contrastare un fenomeno che si ripresenta puntualmente ogni estate.
In sociologia, questi fenomeni vengono spesso letti come segnali di indebolimento del legame comunitario. Quando lo spazio pubblico viene percepito come “di nessuno”, tende inevitabilmente a degradarsi. Al contrario, dove esiste un forte senso di appartenenza collettiva, anche i comportamenti individuali risultano più regolati, quasi spontaneamente.
Resta poi il tema dell’efficacia delle regole. La presenza dei contenitori per i rifiuti, spesso a pochi metri dai punti critici, non sembra bastare a modificare le abitudini. Questo apre un altro interrogativo: quanto incide la percezione della sanzione? In altre parole, il comportamento cambia davvero solo quando esiste il rischio concreto di una multa?
In questo senso, disporre un servizio di controllo da parte della Polizia Locale sulle spiagge, soprattutto nei momenti di maggiore afflusso, potrebbe rappresentare un ulteriore e concreto elemento di deterrenza. La possibilità di sanzioni immediate per chi abbandona rifiuti o non rispetta le regole di decoro urbano non avrebbe soltanto una funzione punitiva, ma anche educativa, rafforzando l’idea che lo spazio pubblico comporta responsabilità precise.
Il confine tra educazione e repressione diventa così centrale. Le politiche ambientali possono agire sulla consapevolezza, ma è il sistema dei controlli a determinare il livello di deterrenza. E tuttavia anche questo non basta se manca una cultura diffusa del rispetto degli spazi comuni.
Forse la domanda iniziale va riformulata. Non si tratta soltanto di essere “più maleducati” rispetto al passato, ma di vivere in un contesto in cui il rapporto con il bene comune è diventato più fragile, meno immediato, meno sentito. E le spiagge, in questo senso, non sono che uno specchio particolarmente evidente di una dinamica più ampia che riguarda il modo in cui oggi si abita lo spazio pubblico.
Foto tratta dal gruppo “Sei di Modica se…” di Andrea Giurdanella
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