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Il paradosso siciliano: la Regione conferma il prezziario regionale fermo da due anni. Cna: “imprese in tilt”
09 Mar 2026 14:17
Prorogare il Prezziario unico regionale dei lavori pubblici senza aggiornarlo significa ignorare l’andamento reale del mercato e scaricare sulle imprese tutti i costi dell’inflazione. È la dura presa di posizione di CNA Sicilia dopo la pubblicazione del decreto assessoriale che estende la validità del Prezzario fino al 31 dicembre 2026 senza alcun adeguamento dei prezzi.
Secondo CNA Costruzioni Sicilia si tratta di una scelta “incomprensibile”, che rischia di mettere in seria difficoltà il comparto dell’edilizia e degli appalti pubblici nell’Isola. Negli ultimi due anni, spiegano dall’associazione, il mercato ha registrato un costante aumento dei costi delle materie prime e dei materiali da costruzione, con ricadute pesanti sui margini delle imprese e sulla sostenibilità economica dei cantieri.
“Dal 2024 a oggi – sottolinea CNA Costruzioni Sicilia – abbiamo assistito a rincari continui su quasi tutte le principali voci di costo. Una dinamica che ha già messo a dura prova la tenuta delle aziende, costrette a lavorare con margini sempre più ridotti e con enormi difficoltà nella programmazione”.
A rendere il quadro ancora più complesso contribuiscono le tensioni internazionali legate al conflitto in Iran. L’instabilità nell’area mediorientale sta già provocando un rialzo significativo del prezzo del petrolio, con effetti diretti sui costi energetici e sull’intera filiera delle costruzioni. Nei cantieri, infatti, l’aumento dei carburanti incide su molte voci di spesa, dall’utilizzo dei mezzi all’asfalto, mentre gli operatori del settore prevedono nuovi rincari a cascata su materie plastiche, componenti lavorati e altri materiali da costruzione.
In questo scenario, un prezzario bloccato rischia di diventare uno strumento fuori dalla realtà economica. A pesare ulteriormente è anche il fronte del lavoro: nel 2025 è entrato in vigore il primo adeguamento salariale previsto dal contratto del settore edile, mentre un secondo aumento è atteso proprio a marzo 2026.
“Aumentano i costi del lavoro, aumentano i materiali, ma i prezzi di riferimento restano fermi – evidenzia CNA –. È una contraddizione che rischia di paralizzare gli appalti e rendere insostenibile la partecipazione ai bandi per molte imprese”.
Il presidente di CNA Costruzioni Sicilia, Salvatore Antonio Cannavò, parla apertamente di rischio blocco del sistema. “Non si può pensare di costruire opere pubbliche con prezzi fermi da due anni. Il pericolo concreto è che le imprese decidano di non partecipare più alle gare oppure lo facciano lavorando in perdita, con conseguenze inevitabili sulla qualità dei lavori e sulla stabilità dell’intero comparto”.
Sulla stessa linea anche Maurizio Merlino, coordinatore regionale di CNA Costruzioni Sicilia, che definisce la proroga senza adeguamento “un errore tecnico e politico”. “Il principale strumento di riferimento per gli appalti pubblici non può restare ancorato a dati ormai superati. Servono scelte chiare e trasparenti, a partire dalla convocazione della Commissione per un aggiornamento straordinario del Prezzario. Non è accettabile che le imprese siano lasciate sole ad assorbire l’inflazione e gli aumenti contrattuali”.
Per questo CNA Costruzioni Sicilia annuncia la richiesta di un incontro urgente con l’assessore regionale alle Infrastrutture e con i vertici del Dipartimento tecnico della Regione. L’obiettivo è aprire subito un confronto e ottenere un impegno concreto per la revisione del Prezzario regionale, ritenuta ormai indispensabile per evitare il rallentamento – se non il blocco – di molti lavori pubblici in Sicilia.
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