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Il modicano Uccio Barone tra gli assolti nel processo “Università bandita”: sentenza di primo grado
28 Gen 2026 12:07
C’è anche il nome del docente modicano Giuseppe Barone tra gli assolti nel processo di primo grado “Università bandita”, l’inchiesta della Digos che per anni ha scosso le fondamenta dell’Università di Catania, portando alla sbarra 51 imputati e mettendo sotto accusa un presunto sistema di concorsi truccati e pilotati.
La sentenza è stata pronunciata dalla seconda sezione penale del Tribunale di Catania, presieduta da Enza De Pasquale, e rappresenta uno spartiacque giudiziario per una delle vicende più delicate che abbiano mai investito il mondo accademico siciliano.
Tra le assoluzioni figura appunto Giuseppe Barone, insieme a decine di docenti e funzionari universitari per i quali il Tribunale non ha ritenuto provate le accuse contestate dalla Procura. Un esito che, per molti degli imputati, chiude una lunga fase di incertezza personale e professionale.
Diverso l’esito per altri protagonisti dell’inchiesta. Il Tribunale ha infatti condannato l’ex rettore dell’Università di Catania, Francesco Basile, a cinque anni di reclusione, la pena più severa inflitta nel processo, per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità. Per Basile è stata disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per tutta la durata della pena. Per alcuni capi di imputazione, lo stesso Basile è stato comunque assolto.
Condanne anche per Filippo Drago (2 anni di reclusione), Antonio Giuseppe Biondi, Marcello Angelo Alfredo Donati e Marco Montorsi (2 anni ciascuno), mentre Giuseppe Maria Pappalardo è stato condannato a otto mesi. Per tutti i condannati, ad eccezione di Basile, è stata concessa la sospensione condizionale della pena.
L’inchiesta “Università bandita” aveva acceso i riflettori su presunte interferenze e pressioni nella gestione di concorsi universitari, ipotizzando un sistema capace di orientare le selezioni in favore di candidati predeterminati. Un impianto accusatorio che aveva portato la Procura a chiedere 39 condanne e 12 assoluzioni, ma che in sentenza ha prodotto un numero ben più elevato di proscioglimenti.
Il collegio giudicante – composto, oltre che dalla presidente De Pasquale, dai giudici Cristina Scalia e Mariaconcetta Gennaro – ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni, che chiariranno nel dettaglio le ragioni delle condanne e delle numerose assoluzioni.
In attesa delle motivazioni e dei probabili sviluppi nei successivi gradi di giudizio, la sentenza segna comunque un passaggio decisivo per una vicenda che ha profondamente inciso sull’immagine dell’università siciliana e sul dibattito pubblico in tema di trasparenza, merito e legalità nel sistema accademico.
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