IL DOMINIO DELL’ANIMA RAGGIUNGE IL SENSO DELLA VITA?

Forse, più che di una fede, rassicurante quanto si vuole ma troppo spesso usa­ta per distinguerci dagli infedeli e per combatterli se non li si può convertire, noi abbiamo bisogno di ritrovare il senso del sacro e del rispetto.

Molti letterati e filosofi si sono posti il dilemma sulla “morte di Dio” e la famosa domanda di Dostoevskij “se Dio è morto tutto è permesso?”

Una domanda mal posta, perché “la religione non è il fondamento dell’etica”. Il primo a dimostrarlo è stato Platone nell’Eutifrone, so­stenendo che noi amiamo gli dèi perché essi mostrano di essere virtuosi, buoni o santi, e non li consideriamo buoni perché essi sono dèi. L’etica viene prima della religione, la quale comunque ha un compito decisivo: quello di dare una veste e un’autorità mitiche alla morale. L’importante è che nel far questo non ne mini le fondamenta, come quando diventa una vera forma di dominio delle anime. “Se tutto questo è vero, la morte di Dio è lungi dal costituire una minaccia per l’etica”, conclude Blackburn. “Rappresenta una pulizia del terreno necessaria a mostrare l’etica per quello che realmente è”. 

L’umana ricerca della fonte della giovinezza può forse aver termine se ci rendiamo conto che quella fonte si trova dentro di noi e non zampilla soltanto quando abbiamo pochi anni di vita ma è in grado di darci acque chiare e abbon­danti per tutta la vita. Perché questo avvenga occorre imparare a resistere alla overdose di ostilità alla quale siamo esposti ogni giorno, accompagnata da un profluvio di messaggi che si rivolgono a noi esclusivamente come potenziali con­sumatori, clienti, elettori o fedeli e non come esseri umani che intendono cercare e, se possibile, trovare un perché della loro esistenza.

Il rispetto, il fatto di essere accettati per come siamo, dipende anche dalla nostra capacità di rispettarci. Dare un senso alla nostra vita, aiutare gli altri, coltivare l’indipendenza di pensiero, dare un forte contenuto etico alla nostra esistenza, non accettare l’inaccettabile e poi, perché no?, coltivare la nostra sa­lute fisica, sono le condizioni perché dalla nostra fonte continui a uscire acqua limpida e salutare finché ci è dato restare su questa terra.

Non ho idee precise su quale sia il senso della vita ma so che sento che dob­biamo ricercare quel senso. È probabile che non lo troveremo ma varrà la pena di vivere finché non saremo stanchi di cercarlo. E forse è proprio questa ricerca il senso più profondo della nostra esistenza, quello che ci spinge a cercare e a dare sempre nuovi, parziali e provvisori sensi alla vita di tutti i giorni. Come i Cavalieri alla ricerca del Sacro Graal o, come Don Chisciot­te alla ricerca della sua Dulcinea, la meta forse non sarà raggiunta ma almeno il nostro modo di pensare e di comportarci nel quotidiano dovrebbe essere all’altezza di quella meta.

E credo anche che, se mai lo troverò, quel senso mi comparirà d’im­provviso, forse per un breve attimo, per poi scomparire, volatile come lo sono i sogni.

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