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Iblea Acque toglie, Iblea Acque dà: il caso diventa politico. Mauro (FI) chiede le dimissioni di Cassì dal controllo
23 Gen 2026 09:21
RAGUSA – Iblea Acque chiede la restituzione dei compensi e, allo stesso tempo, continua a pagarli. È questo il paradosso al centro della nuova, durissima polemica esplosa ieri sera in Consiglio comunale a Ragusa e che ora assume i contorni di un vero e proprio caso politico interno a Forza Italia.
A sollevarlo è stato il consigliere comunale Gaetano Mauro, che ha chiamato direttamente in causa il sindaco di Ragusa Peppe Cassì, chiedendone le dimissioni dalla presidenza del Comitato per il Controllo Analogo di Iblea Acque, l’organismo deputato alla vigilanza sulla società pubblica che gestisce il servizio idrico.
La vicenda Poidomani e i compensi contestati
Al centro della controversia ci sono i compensi percepiti dall’ex Amministratore Unico di Iblea Acque, l’ingegnere Franco Poidomani, ex capo ingegnere del Comune di Ragusa e funzionario pubblico in pensione. Secondo quanto sostenuto da Mauro – richiamando più volte la normativa regionale – Poidomani, proprio in quanto pensionato della pubblica amministrazione, non avrebbe potuto ricevere alcun emolumento per l’incarico ricoperto, assegnatogli dai sindaci iblei.
Una polemica che va avanti da mesi, già quando Cassì guidava una maggioranza a trazione civica, dunque prima dell’adesione a Forza Italia. In quella fase Poidomani si era tutelato con un parere legale “di parte”, secondo cui il compenso sarebbe stato legittimo. Ma successivamente, anche alla luce di pareri regionali contrari, era stata annunciata la possibilità di uno stop ai pagamenti e l’avvio delle procedure per il recupero delle somme già erogate.
La scoperta: pagamenti continuati nonostante lo stop
Ed è qui che, secondo Mauro, si consuma il cortocircuito. Nel suo intervento in Consiglio comunale, il consigliere ha ricostruito i vari passaggi, sostenendo che nonostante la sospensione formale del compenso deliberata il 7 marzo 2024, Poidomani avrebbe continuato a percepire regolarmente gli emolumenti fino alla cessazione dell’incarico, avvenuta nel giugno 2025.
“Logica vorrebbe – ha affermato Mauro – che da marzo 2024 in poi non abbia più ricevuto nulla. E invece scopro che sono stati pagati altri 137.000 euro, che si sommano ai circa 200.000 euro già contestati”.
Il risultato? Un presunto danno erariale che, secondo il consigliere, supererebbe i 300.000 euro.
L’affondo politico contro Cassì
Mauro non usa mezzi termini e punta il dito direttamente contro il sindaco Cassì, nella sua veste di presidente del Controllo Analogo: “Lei non poteva non sapere – ha detto in aula – e oggi si spiega quella che fino a ieri appariva un’inspiegabile inerzia”.
Da qui l’accusa di aver tentato di “mettere la polvere sotto al tappeto” e l’attacco politico più duro, anche sul piano personale: troppe cariche, secondo Mauro, per garantire il rigore necessario nella vigilanza su Iblea Acque.
“Sindaco, delegato alla Cultura e al Turismo, vicepresidente della Provincia, consigliere provinciale, vicepresidente della SRR, presidente del controllo analogo – ha incalzato – di chi è la responsabilità di questi fatti vergognosi?”.
La richiesta di dimissioni e l’appello a Forza Italia
Il passaggio politicamente più delicato è la richiesta esplicita di dimissioni: “Da amico – ha detto Mauro – le do un consiglio: si dimetta da presidente del controllo analogo di Iblea Acque. Questo scandalo dimostra che non è in grado di ricoprire questo ruolo”.
Una richiesta ribadita anche nel comunicato stampa diffuso oggi, alla vigilia dell’assemblea dei soci di Iblea Acque, che si è svolta stamani.
Mauro chiama in causa anche il partito: “Come Forza Italia dobbiamo dimostrare di saperci assumere le nostre responsabilità davanti ai cittadini”.
Un caso tutt’altro che chiuso
Ora la palla passa all’assemblea dei soci per il recupero delle somme. Resta però un dato politico evidente: Iblea Acque torna ad essere terreno di scontro, non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno dello stesso schieramento che governa la città.
E mentre la società pubblica avrebbe dovuto chiedere indietro i soldi, qualcuno – secondo Mauro – ha continuato a darli. Un paradosso che rischia di lasciare strascichi pesanti, istituzionali e politici. Ieri sera il sindaco Cassì non era presente in Consiglio comunale e non ha dunque risposto a Mauro. Lo farà nelle prossime ore.
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