I 25 ANNI DELLA CADUTA DEL MURO DI BERLINO

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Al posto della marea umana che festeggiò tutta la notte, dopo aver buttato giù il muro di Berlino, una folla composta, che celebra con solennità la memoria personale e il fatto storico: lanciando un messaggio al mondo, declinato dalla cancelliera in termini insolitamente emotivi, ”i sogni possono diventare realtà”. Per molti giovanissimi quel simbolo della divisione del mondo che tagliò in due la città per 28 anni è carta, nei libri, nelle foto.

Ma ci sono tantissime persone anziane a ricordare il 9 novembre del 1989. Il colpo d’occhio è straordinario: la Porta di Brandeburgo inondata di colori nella sua versione pop, le vecchie immagini proiettate in bianco e nero, e una serie di testimoni, comuni e non. E alla fine i ballons bianchi luminosi, disseminati sul percorso del simbolo della cortina di ferro – ciascuno è legato al nome di un cittadino – volano sopra il cielo di Berlino. 

Due milioni di persone sono arrivate nell’ex capitale divisa per festeggiare l’azione straordinaria che indicò la fine della guerra fredda. Il “coraggio verso la libertà” – motto della festa berlinese – dei tedeschi dell’est che ripresero in mano il loro destino attraverso una rivoluzione pacifica è il vero protagonista di questa festa. E sulle note dell’Inno alla gioia dirette da Daniel Barenboim anche sulla Porta di Brandebuergo compare la scritta ”Freiheit”.

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