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Ho sognato che Pippo Baudo conduceva i negoziati per la pace
21 Ago 2025 08:51
La rubrica dello psicologo a cura di Cesare Ammendola
Suggestioni e allusioni psicologiche. Oniriche. Militello capitale del mondo. Sì.
Lo vedo già condurre d’imperio ogni cosa, ogni parola, ogni dettaglio tra Putin, Trump, Zelensky e i leader europei. Come un maestro spilungone e severo (il giusto) in una classe di mille parole.
Lo sento già urlare spazientito. Come sa esserlo solo un catanese nella sua giornata più storta e scunciùruta.
Direte che sono un illuso. Ma la salvezza del mondo ha bisogno di un bravo direttore artistico. Che abbia davvero a cuore tutte le canzoni dei bambini. Subito. E nessuna esclusa.
Come ho avuto già modo di scrivere altrove, con Pippo Baudo è morta la televisione italiana. Non so dirla in un altro modo. E se ne è andata letteralmente una parte della mia vita. E della mia ispirazione. Uno stile, un linguaggio, una professionalità che nessuno dei suoi eredi ha saputo eguagliare.
Fine conoscitore della musica. Un talent scout acuto e generoso a cui quasi tutti devono qualcosa. Ha creato format e personaggi, ha rivoluzionato palinsesti, ha diretto artisticamente un mondo di suggestioni, ha dettato grammatiche e linguaggi, ironie e talenti. Ha sfidato davvero la criminalità organizzata, subendo attentati e minacce e intimidazioni.
I suoi difetti, umanamente inevitabili, vanno comunque contestualizzati in un’era: la Prima Repubblica.
Il mio unico rammarico è che sia stato messo da parte troppo presto. Dal nulla di questo tempo. E che i nostri figli, sfiorati appena da una tv che passa come un meme sui social, non hanno mai annusato la grazia superiore dei Baudo e dei Vianello e dei Battiato, e dei “Fantastici” e dei “Sanremo” e delle “Domenica In” che hanno tinteggiato la Cappella Sistina dello spettacolo e della cultura.
Un siciliano che ha dominato da un piccolo feudo delle mie parti. Un signore delle case. Un compagno di conversazione di mia zia Pippa. Una donna che parlava con la televisione e salutava. E Pippo Baudo era l’unico che le rispondeva. E questo non lo dimenticherò mai. E per questo gli sarò sempre grato.
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