Giovani in fuga dal Sud, ma Ragusa (unica nel Mezzogiorno) resiste: la lettura ottimistica del sindaco Cassì

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Mentre il Sud Italia continua a perdere giovani e capitale umano, Ragusa emerge come un’eccezione nel panorama meridionale. A certificarlo sono i dati analizzati dal Sole 24 Ore su base Istat, che fotografano un fenomeno ormai definito come una vera emergenza demografica e sociale.

Dal 2019 a oggi il Mezzogiorno ha perso il 7,6% dei suoi residenti under 35. In termini assoluti significa oltre 313 mila giovani in meno in appena sei anni, molti dei quali laureati e altamente qualificati. Una vera e propria emorragia di competenze che impoverisce il territorio e ne compromette le prospettive di sviluppo.

In questo scenario particolarmente critico, la Sicilia registra un saldo medio negativo del 7,3%, confermando le difficoltà dell’Isola nel trattenere le nuove generazioni. Eppure c’è un dato che spicca più di tutti: quello della provincia di Ragusa.

Secondo l’analisi, infatti, Ragusa è l’unico territorio del Sud a distinguersi nettamente dalla tendenza generale. Anche qui il saldo migratorio giovanile resta negativo, ma si ferma a un contenuto -1,1%, una percentuale che la colloca come la realtà più virtuosa dell’intero Mezzogiorno.

Un risultato che non significa aver risolto il problema, ma che evidenzia una capacità di tenuta superiore rispetto al resto delle province meridionali. Se altrove la fuga dei giovani assume dimensioni preoccupanti, nel territorio ragusano il fenomeno appare decisamente più contenuto.

A commentare i dati è stato il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, che ha definito il fenomeno «la grande emergenza» del Sud Italia.

«Vedere i propri ragazzi emigrare, in buona parte formati, vuol dire rinunciare al futuro, disperdere un patrimonio economico e di studi coltivato in anni, per vederlo fiorire da qualche altra parte», ha sottolineato il primo cittadino.

Il dato assume ancora maggiore rilevanza se confrontato con il clima di crescente incertezza che emerge dall’ultimo Indice di Fiducia dei Giovani realizzato dall’Istituto Piepoli per il Consiglio Nazionale dei Giovani. Nel 2026 la fiducia delle nuove generazioni è scesa al 58,5%, in netto calo rispetto al 69,2% registrato nel 2024. La flessione più marcata riguarda la fascia tra i 18 e i 24 anni, ferma al 56,5%.

Tra le principali preoccupazioni emergono il costo delle abitazioni, la precarietà lavorativa e il progressivo calo di fiducia nel sistema universitario e formativo. Solo un giovane su cinque considera accessibile il mercato immobiliare della propria città, mentre tre su quattro dichiarano di aver bisogno del sostegno economico della famiglia per completare gli studi.

Nonostante questo quadro, Ragusa sembra offrire alcuni elementi che contribuiscono a frenare l’esodo. Da un lato la presenza di un polo universitario sempre più articolato, oggi tra i più ricchi tra le sedi decentrate siciliane; dall’altro un tessuto produttivo che continua a garantire opportunità occupazionali in diversi settori strategici, dall’agroalimentare alla tecnologia, passando per il turismo e i servizi.

Il risultato non autorizza facili trionfalismi. Il saldo resta comunque negativo e la perdita di giovani continua a rappresentare una criticità. Tuttavia il confronto con il resto del Sud suggerisce che il territorio ragusano possieda caratteristiche capaci di attenuare una tendenza che altrove appare molto più accentuata.

La vera sfida, adesso, è trasformare questa resistenza in crescita. Trattenere i giovani, attrarre chi è partito e creare le condizioni affinché sempre più laureati possano costruire il proprio futuro senza lasciare la Sicilia.

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