GIOMBATTISTA FAVIANA DEL PD DI VITTORIA INTERVIENE SULLA QUESTIONE DELL’ACCORPAMENTO DELLE PROVINCE

“La Provincia di Ragusa come tutte le altre, sono Istituzioni vicine al cittadino, mentre le Regioni sono lontane. Non comprendiamo che abolire una provincia significa perdere organi importanti come la Prefettura, la Questura, la sede della Banca d’Italia, il Tribunale, ed altri. Tutto questo non fa parte della nostra storia anzi ci riporta indietro negli anni facendoci perdere cultura e tradizione”. Queste le parole del consigliere comunale del PD di Vittoria Giombattista Faviana secondo il quale l’accorpamento della Provincia di Ragusa a quella di Siracusa o di Catania ci farebbe ritornare indietro di un secolo, e allontanerebbe il cittadino dalle istituzioni ulteriormente.

Faviana sottolinea poi come sia sotto gli occhi di tutti la lunga lista di enti inutili da abolire i quali costituiscono sprechi della cosa pubblica, non solo al livello nazionale o regionale, ma anche provinciale: perché allora abolire le Province? Solo per le indennità degli Assessori, del Presidente e dei consiglieri? Perché invece non introdurre il sano rimborso spese per l’attività di questi, senza stipendio o indennità?

Queste le domande che il  Partito Democratico adesso si pone: “Siamo convinti che farebbero politica solo quelli che veramente la vogliono fare, per l’amore del territorio e per la sua crescita. Fidatevi ce ne sono tanti e ne sarebbero orgogliosi.”

Eliminare la Provincia di Ragusa significherebbe, continua Faviana, oltre ad allontanare i cittadini dalla politica e dalle istituzioni, calpestare la storia del Paese, ritornare a sottostare a Siracusa o a Catania crediamo non sia accettabile da nessun punto di vista.

L’opinione del Commissario della Provincia di Ragusa sul fatto che siamo Regione a statuto Speciale, quindi non rientriamo nel calderone decisionale del Governo Monti, è un escamotage ma non una soluzione. I nostri governanti dovrebbero preoccuparsi non solo ad essere rigorosi, ma anche che i territori vengano rispettati nella loro storia e nelle loro tradizioni. Bisognerebbe, in breve, mettere in atto i veri tagli alla politica e non le facciate, specchietti per le allodole. Un segnale di grande scontento, ma anche confusione, nel senso che non è molto chiaro che cosa bisogna fare.

Tutti ormai, dal presidente della Bce, Mario Draghi, fino all’ultimo cittadino d’Europa, capiscono che la cura che è stata tentata davanti alla crisi globale, che colpisce ormai non più solo le finanze, ma anche la vita quotidiana di ognuno improntata solo al rigore, alle tasse ed ai tagli, non va più bene.

Questo oramai lo dicono dal nostro capo di governo, a tutti gli altri e Hollande, il presidente della Francia, l’ha detto in modo chiaro, in modo onesto, in modo forte: sta qui un po’ il segreto del suo successo da cui dovremmo prendere esempio.

“Ora bisognerà che l’Europa si ritrovi unita – conclude il consigliere del PD di Vittoria –  al di là delle inevitabili polemiche in campagna elettorale e si pensi davvero a coniugare il risanamento con il rilancio.

Il rigore va esteso a tutti, e prioritariamente agli enti inutili e ai politici, senza mezze misure. È finito il tempo delle vacche grasse, è necessario per il bene comune che ognuno di noi si responsabilizza lavorando con sacrificio e senso del dovere.”

 

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