FESTA DELLA DONNA

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 Le feste hanno un loro significato. Una loro importanza. Basta coglierne il messaggio. Onorandole senza strafare. Con legittimi momenti di incontro. Fra amici. A casa. A tavola. In un pubblico locale. Perché no? Mantenendosi, naturalmente, a debita distanza da eccessi di tipo consumistico. Diversi e contrastanti i pareri sulla festa della donna. Che alcuni liquidano come ricorrenza commerciale. Sol perché la si festeggia, di solito, in un posto di ristoro o in pizzeria. Magari ascoltando della buona musica. Altri invece le riconoscono una sua importanza storica e sociale. E la vogliono ricordare a modo loro. Facendo festa. Probabilmente non hanno tutti i torti. C’è forse una sola ricorrenza religiosa, laica e popolare, capace di sfuggire alle leggi del mercato?  Basta avere misura, ovviamente.

Poco entusiasmo quest’anno per la festa della donna. Almeno dalle nostre parti. Il messaggio di rigore del Governo Monti ha prodotto questo risultato. Inevitabilmente negativo. Condizionando psicologicamente chi una mimosa ed una pizza se la può ancora permettere. L’economia, a quanto pare, è legata anche a fattori psicologici. Emotivi e irrazionali. Non c’è bisogno di luminari del settore  per rendersene conto. Chiedetelo, nel caso in specie, ai titolari di pubblici posti di ristoro. Di medio livello. Che contenti non sono. Nessun problema, naturalmente, per i gestori di locali di lusso, riservati ai Vip. Che, da sempre, sono Cosa loro. Crisi o no, i ricchi continuano ad appartenere alla categoria degli intoccabili.

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