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Etna: Aeroporto Catania resta chiuso fino a giovedì pomeriggio. Comiso sotto pressione, Musumeci: «Fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto»
12 Ago 2026 15:00
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L’eruzione dell’Etna continua a mettere in ginocchio il traffico aereo della Sicilia orientale. L’attività eruttiva e la conseguente presenza di cenere vulcanica in atmosfera hanno portato la SAC, società di gestione dell’aeroporto di Catania, a prolungare la chiusura degli spazi aerei interessati dalla nube di cenere nel settore C1, a sud-ovest, disponendo inoltre la chiusura del settore B3.
La conseguenza è pesante: tutte le attività di volo in partenza e in arrivo all’aeroporto di Catania sono sospese fino alle ore 16 di giovedì 13 agosto, salvo ulteriori aggiornamenti legati all’evoluzione dell’attività vulcanica.
La SAC invita i passeggeri a non recarsi in aeroporto senza avere prima verificato lo stato del proprio volo con la compagnia aerea. La situazione, infatti, resta estremamente dinamica e può cambiare rapidamente in funzione dell’evoluzione della nube di cenere e soprattutto della direzione e dell’intensità dei venti.
Turisti in difficoltà: voli cancellati, dirottamenti e poche certezze
A pagare il prezzo dell’emergenza sono soprattutto i passeggeri, nel pieno della settimana di Ferragosto. Migliaia di turisti che devono lasciare la Sicilia o raggiungere l’Isola si trovano alle prese con cancellazioni, ritardi, dirottamenti e riprogrammazioni, spesso senza avere ancora indicazioni definitive su dove partiranno o dove atterreranno.
Per chi deve raggiungere Catania, il problema non è soltanto il volo cancellato: anche quando viene individuato uno scalo alternativo, bisogna poi organizzare il trasferimento via terra, con tempi e costi aggiuntivi. Situazione analoga per chi dovrebbe lasciare la Sicilia e si ritrova con un volo spostato su un altro aeroporto, magari a decine o centinaia di chilometri dalla destinazione originaria.
La pressione si sta riversando sugli altri aeroporti dell’Isola, chiamati a fare da valvola di sfogo per Fontanarossa. Comiso, in particolare, sta svolgendo un ruolo di supporto importante, ma le sue dimensioni e la capacità infrastrutturale rendono difficile assorbire una quota significativa del traffico normalmente gestito da Catania.
La stessa SAC ha comunicato nelle ore precedenti che lo scalo ibleo ha gestito oltre 100 voli dall’inizio dell’emergenza, sottolineando come il suo contributo sia diventato decisivo per contenere i disagi.
Il problema è che l’infrastruttura non è dimensionata per trasformarsi improvvisamente nello scalo di riferimento di Fontanarossa. Secondo quanto segnalato in queste ore, a Comiso si è arrivati a gestire un numero eccezionale di movimenti rispetto alla normale operatività, con una disponibilità di appena sei piazzole di sosta per gli aeromobili. Una situazione che rende evidente quanto sia complesso trasferire su uno scalo più piccolo una parte consistente del traffico di Catania.
SAC: «Scenario imprevedibile, la sicurezza resta prioritaria»
SAC ha spiegato che l’operatività di Fontanarossa continua a essere fortemente condizionata dall’imprevedibilità dell’attività eruttiva.
La nube di cenere e le sue conseguenze sulla navigazione aerea dipendono direttamente dai repentini cambiamenti nella direzione e nell’intensità dei venti. Questo significa che le condizioni possono mutare anche più volte nell’arco della stessa giornata, rendendo necessarie modifiche alla programmazione dei voli e l’applicazione rigorosa delle procedure internazionali di sicurezza previste per gli eventi vulcanici.
La situazione viene monitorata all’interno del sistema di coordinamento dell’emergenza, attraverso il Nucleo di Coordinamento Operativo, al quale SAC partecipa insieme agli enti competenti e in raccordo con ENAC.
Un punto viene ribadito dalla società di gestione: la decisione sulla gestione dei singoli voli spetta alle compagnie aeree, che devono stabilire eventuali cancellazioni, ritardi, dirottamenti o riprogrammazioni e garantire ai passeggeri l’assistenza e la riprotezione previste.
Musumeci: «Fuori posto non è il vulcano, ma l’aeroporto»
L’emergenza di questi giorni ha però riacceso anche una questione che va oltre la gestione dell’attuale crisi: la vulnerabilità strutturale dell’aeroporto di Catania rispetto all’Etna.
A intervenire è stato il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, che ha definito quanto sta accadendo negli aeroporti di Catania e Comiso come la riproposizione di «un problema che la Sicilia conosce da tempo».
«Ad essere fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto», ha affermato Musumeci, ricordando di avere evidenziato già nel 1999 i limiti dello scalo di Fontanarossa e la sua particolare vulnerabilità legata alla vicinanza con l’Etna.
Secondo il ministro, all’epoca era stata inserita nel Piano territoriale provinciale anche una proposta di delocalizzazione dello scalo, accompagnata da uno studio preliminare per un nuovo aeroporto nella Piana tra Catania ed Enna, pensato come infrastruttura al servizio di sette province siciliane.
Quella proposta, ha ricordato Musumeci, non trovò sostegno. Da allora, però, «sono trascorsi quasi trent’anni», mentre il traffico aereo e i flussi turistici sono cresciuti enormemente e le eruzioni dell’Etna continuano periodicamente a condizionare l’operatività degli aeroporti orientali.
Musumeci precisa di non sostenere necessariamente la riproposizione dell’idea elaborata allora, ma ritiene che gli eventi di questi giorni dimostrino la necessità di una riflessione strategica sulle infrastrutture aeroportuali siciliane.
Un’emergenza che riapre il dibattito sulla rete aeroportuale
Il nodo, dunque, non riguarda soltanto l’eruzione in corso. L’Etna è un fenomeno naturale impossibile da controllare e la sicurezza dei voli impone inevitabilmente restrizioni quando la cenere vulcanica entra nelle rotte degli aerei.
Il tema è piuttosto quanto il sistema aeroportuale siciliano sia preparato a gestire eventi che, per quanto imprevedibili nella loro evoluzione, non sono certamente sconosciuti.
L’esperienza di questi giorni sta mostrando la necessità di poter contare su una rete di scali realmente integrata, capace di redistribuire rapidamente il traffico quando uno dei principali aeroporti dell’Isola diventa temporaneamente inutilizzabile. Catania, Comiso, Palermo e Trapani sono chiamati così a funzionare non come realtà separate, ma come parti di un unico sistema, soprattutto nei momenti di emergenza.
Nel frattempo, però, la priorità resta quella di gestire l’emergenza in corso. Con la nuova sospensione dei voli fino alle 16 di domani, l’incertezza resta alta proprio alla vigilia di Ferragosto, quando il traffico passeggeri raggiunge tradizionalmente i livelli più elevati dell’anno.
Per migliaia di viaggiatori la domanda, al momento, resta molto semplice: da quale aeroporto partirà il proprio volo e in quale aeroporto sarà possibile atterrare? Una risposta che, in molti casi, dipenderà dall’evoluzione dell’Etna nelle prossime ore.
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