Maltrattamenti ai disabili: anche l’ultimo indagato sceglie il silenzio davanti al giudice

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L’inchiesta non è ancora formalmente chiusa e la richiesta di applicazione di misure cautelari avanzata dalla Procura di Ragusa è segno di condotte gravi e della necessità di agire in fretta per tutelare i disabili psichici, adulti e minori, che frequentavano il centro diurno dell’Anffas di Modica. Stamattina, assistito dal suo legale, l’avvocata Simona Cultrera, l’ultimo degli indagati, un operatore sottoposto agli arresti domiciliari, è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari per l’interrogatorio di garanzia. Anche lui si è avvalso della facoltà di non rispondere. 

Tredici gli indagati, due ai domiciliari (l’ex presidente e uno degli operatori); 5 operatori non potranno prestare assistenza a disabili e persone fragili per 12 mesi. Sei gli indagati a piede libero, senza provvedimenti. Tutti rispondono di maltrattamenti aggravati in concorso. Non tutti hanno assunto comportamenti violenti nei confronti dei disabili, ma non averli denunciati li rende complici. Contestato anche l’esercizio abusivo della professione infermieristica. Nella struttura non c’era un infermiere, e personale non qualificato non può somministrare farmaci, cosa che invece, secondo le indagini, sarebbe avvenuta. Spintoni, strattoni, tirate di capelli e orecchie ma anche schiaffi, pugni e calci tra le ragioni che hanno spinto la Procura ad agire.

Il 6 agosto tutti i destinatari di misura erano stati sentiti dal gip. Tutti, assistiti dagli avvocati Giovanni Favaccio, Alessio Malvaso, Loredana Calabrese, Mario Pluchino, Giuseppe Palumbo e Marina Giudice, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Mancava un insagato all’appello; si trovava in Francia e al suo rientro gli era stata notificata l’ordinanza che ne disponeva gli arresti domiciliari. Oggi il suo interrogatorio: anche lui ha scelto di non rispondere. 

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