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Etero a letto con altri uomini: il fenomeno ‘Bud Sex’ che emerge anche nella Sicilia più tradizionale
24 Mag 2026 11:00
Negli ultimi anni, soprattutto online e nei contesti universitari americani, si sono diffusi termini come “Bud Sex”, “Dude Sex” o perfino “G0ys”: etichette utilizzate per descrivere uomini che fanno sesso con altri uomini ma continuano a definirsi completamente eterosessuali. Un fenomeno che può sembrare una contraddizione, ma che sociologi e studiosi stanno osservando da tempo perché racconta molto del rapporto tra identità, desiderio e mascolinità contemporanea.
A studiare il fenomeno è stato soprattutto il sociologo Tony Silva, autore della ricerca “Bud-Sex: Constructing Normative Masculinity among Rural Straight Men That Have Sex With Men”, pubblicata sulla rivista scientifica Gender & Society. Silva ha intervistato uomini eterosessuali, spesso sposati e con figli, che raccontavano di vivere rapporti sessuali occasionali con altri uomini senza però mettere in discussione la propria identità “straight”.
Secondo lo studio, questi uomini stabiliscono spesso regole precise per mantenere intatta la percezione della propria mascolinità: niente baci, niente carezze romantiche, niente contatto visivo prolungato e soprattutto nessun coinvolgimento emotivo. Il sesso viene vissuto come uno “sfogo”, un’esperienza fisica e non sentimentale. In molti casi, gli stessi partecipanti sostenevano che avere rapporti con uomini fosse meno “pericoloso” per il matrimonio rispetto a una relazione extraconiugale con una donna.
La questione apre però un tema molto più ampio: l’orientamento sessuale coincide sempre con i comportamenti sessuali? Per studiosi come Jane Ward, la risposta è no. Nel suo libro “Not Gay: Sex Between Straight White Men”, Ward sostiene che nella cultura maschile occidentale siano sempre esistiti comportamenti omoerotici tra uomini che continuavano comunque a identificarsi come eterosessuali. Non tanto perché “negassero” qualcosa, ma perché la società ha storicamente separato il desiderio dall’identità pubblica.
In pratica, per alcuni uomini il punto centrale non è “chi desiderano”, ma come vogliono essere percepiti socialmente. L’etichetta “etero” continua a rappresentare, in molti ambienti, un simbolo di forza, normalità e virilità tradizionale. Ecco perché certe pratiche vengono tollerate solo se private di romanticismo o tenerezza, considerate invece “minacciose” per l’identità maschile.
Non si tratta necessariamente di omosessualità repressa. Gli stessi studi mostrano una realtà molto più fluida e complessa. Una ricerca nazionale negli Stati Uniti ha evidenziato che oltre la metà degli uomini che avevano avuto esperienze o attrazioni verso altri uomini continuava comunque a definirsi eterosessuale.
Ma questa tendenza ha senso? Dipende dal punto di vista. Per alcuni rappresenta una forma di libertà sessuale più aperta e meno rigida rispetto alle vecchie categorie. Per altri è invece il segno di quanto certi stereotipi maschili siano ancora fortissimi: si può fare sesso con un uomo, ma guai a sembrare “gay”, romantici o emotivamente vulnerabili.
In Italia il fenomeno è ancora poco studiato in modo diretto, ma diverse ricerche sociologiche stanno iniziando ad analizzare il rapporto tra mascolinità, desiderio e identità sessuale nel contesto culturale italiano. Studi dell’Università del Piemonte Orientale e dell’Università di Padova mostrano come molti uomini continuino a costruire la propria identità attorno a un modello di virilità tradizionale, separando spesso i comportamenti sessuali dall’etichetta pubblica di orientamento.
Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Genus sulle abitudini sessuali dei giovani italiani tra il 2000 e il 2017 evidenzia inoltre come la sessualità maschile stia diventando più fluida e meno rigidamente definita rispetto al passato, soprattutto tra le nuove generazioni. Tuttavia, gli studiosi sottolineano che in Italia – e in particolare nelle aree più tradizionali del Sud – resta ancora molto forte il peso sociale dell’immagine del “maschio etero”, elemento che può spingere alcuni uomini a vivere esperienze omoerotiche senza mai identificarsi come gay o bisessuali.
Anche online emergono discussioni che raccontano questa ambiguità: forum e community italiane mostrano come molti uomini parlino apertamente di esperienze con altri uomini pur continuando a definirsi eterosessuali, segno di una sessualità sempre più difficile da incasellare nelle categorie tradizionali.
E in Sicilia? Non esistono dati ufficiali specifici sul fenomeno del “Bud Sex”, ma il contesto culturale dell’isola rende il tema particolarmente interessante. In molte testimonianze raccolte online da giovani LGBT siciliani emergono ancora difficoltà legate alla pressione sociale, alla famiglia tradizionale e alla paura del giudizio pubblico.
In territori dove il modello del “maschio tradizionale” resta molto forte, l’identità sessuale può diventare un terreno delicato. Ed è proprio qui che fenomeni come il “Bud Sex” mostrano tutta la loro ambiguità: da un lato sembrano rompere vecchi tabù, dall’altro continuano a confermare l’idea che l’intimità tra uomini debba restare nascosta, priva di sentimenti e rigorosamente lontana da qualsiasi etichetta queer.
Forse il punto non è decidere se questa tendenza sia “giusta” o “sbagliata”, ma capire cosa racconta della società contemporanea. Ovvero che la sessualità umana è molto più sfumata di quanto le categorie tradizionali abbiano sempre voluto far credere.
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