EDIZIONE DEL 25.02.2013

La raccolta e la gestione dei rifiuti solidi urbani costituisce, senza dubbio, uno dei problemi più grossi che affliggono le municipalità. La politica che si mette di mezzo e la divergenza di idee sui criteri più opportuni per lo smaltimento fanno il resto.

In alcune città, come la nostra, viene effettuata una raccolta differenziata, con un servizio, come nel nostro caso, abbastanza efficiente, ma non si hanno notizie precise sul destino dei rifiuti differenziati, sarebbe interessante, oltre che gradito, sapere quanto vale l’impegno dei cittadini e in che cosa consistono i vantaggi economici o ambientali che se ne ricavano e in quale misura.

Sarebbe interessante anche conoscere, da vicino, cosa avviene in discarica e se vengono rispettate le norme di tutela ambientale: arrivano notizie di una bomba che sarebbe pronta ad esplodere.

L’immondizia che esce indifferenziata dalle case sarebbe fuorilegge se sversata direttamente in discarica.

Secondo le regole dell’Europa, che avrebbe già avviato procedure d’infrazione in tal senso, i rifiuti, prima di arrivare in discarica debbono subire un procedimento adeguato per separare la frazione organica dal secco.

A nulla servono gli interventi di triturazione, ove praticati, senza l’anzidetta separazione tramite un apposito procedimento meccanico biologico che serve a stabilizzare l’organico per evitare la contaminazione degli ecosistemi e l’avvelenamento della popolazione.

 

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E’ ritornato alla ribalta il problema degli aerei da guerra F 35, questa volta non per il costo elevato bensì per difetti tecnici, abbastanza gravi, che ne hanno consigliato il momentaneo fermo a terra.

Ma per gli italiani resterà, comunque una utopia la possibilità di rinunciare, o ridurre ulteriormente, all’impegno per l’utilizzo del costosissimo caccia. Soprattutto in periodo di campagna elettorale si sono moltiplicati gli appelli, da più parti, per la riduzione delle spese militari, soprattutto in questo periodo di grave crisi economica che potrebbe consigliare il dirottamento di somme ingenti verso bisogni primari.

Ma pare che i provvedimenti degli ultimi governi vadano in direzione del tutto opposta. La problematica si inquadra nella perenne contrapposizione fra i fautori della tesi che un sistema di armamenti moderno ed efficace serva a mantenere la pace, e quelli che ritengono il sistema della difesa sproporzionato e, comunque, non sufficiente ad assicurarci, in caso di guerra, adeguata protezione.

Nella diatriba insistono, in maniera determinante, le lobby dei militari e, soprattutto, dei costruttori di armi e di sistemi di difesa in genere.

Ma ascoltando le voci contrarie, si apprendono particolari che, in ogni caso lasciano stupiti: per un sistema d’arma missilistico, che potrebbe costare oltre 14 miliardi di dollari, l’Italia spinge per il completamento del progetto, in cui è impegnata al 17%, nonostante il progetto stesso sia in grave ritardo e considerato ormai obsoleto dagli americani. E nonostante sia impegnata per quasi due miliardi di euro in un altro programma missilistico, da cui, per inciso, i francesi sono usciti per i costi elevati.

Si apprende ancora che l’Italia spende oltre 23 miliardi l’anno per le forze armate (senza contare i Carabinieri), circa l’1,4 per cento del prodotto interno lordo. E’ lecito pensare che una spending review anche nel settore della difesa potrebbe portare a sostanziali risparmi.

Senza tirare ancora in ballo gli F35, l’Italia è oggi il Paese europeo con il più vasto programma satellitare militare in Europa, stiamo allestendo la flotta navale con le maggiori capacità di intervento oceanico mai avuta nella nostra storia e nei programmi della Marina ci sono navi da sbarco con potenzialità almeno triple rispetto a quelle attualmente in servizio: per fare che cosa?

Siamo terzi al mondo per uomini impegnati nei diversi fronti caldi con una spesa che supera il miliardo e mezzo di euro l’anno. Senza parlare dei tagli che potrebbero essere destinati all’industria bellica, in un quadro di ristrutturazione, e del ridimensionamento drastico dei privilegio anacronistici che, come nella pubblica amministrazione, ancora resistono pur di fronte ad una generale situazione di crisi.

 

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Sempre più imperscrutabile l’attività degli assessori regionali: Zichichi è uno scienziato, sarebbe stato bene all’Energia e all’Ambiente, invece è finito ai Beni Culturali, un po’ come lo studente del nautico che si iscrive a Lettere per fare Archeologia. E, coerentemente, se parla di onde elettromagnetiche gli si dice che sono opinioni personali.

Battiato, invece, sarebbe stato bene alla Cultura e allo spettacolo, invece è finito al turismo, dove c’è anche lo spettacolo, ma si preoccupa di dire no al rigassificatore di Porto Empedocle perché non è compatibile con i principi di salvaguardia del territorio”.

 

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Si legge su Siciliainformazioni.com che, in questi giorni, sarebbe in fase di test, ma pronto per il lancio, il primo social network al mondo che sarebbe dedicato interamente al turismo. Il dominio è registrato in Canada, ma il progetto informatico è stato sviluppato in Sicilia, da programmatori siciliani.

L’obiettivo di Jokkey.com è quello di creare una piattaforma virtuale per turisti da un lato, strutture ricettive, imprese, servizi e professioni del settore dall’altro: una community per condividere informazioni, stringere contatti di amicizia o di affari, cercare lavoro, promuovere offerte last minute ed eventi.

.La registrazione e’ gratuita e aperta a tutti. In particolare, le Strutture turistiche, gli Hotel, i B&B, gli agriturismi, le agenzie di viaggi, ecc. possono creare pagine personali, arricchite con link, foto, video e widget.

Il classico esempio di fuga dei cervelli. Noi, intanto, per il turismo approntiamo convegni e authority.

 

Albus

 

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