DEMOCRAZIA DEGLI ANTICHI E DEI MODERNI

Dario Fo e Rosario Crocetta ci fanno porre alcuni quesiti sul concetto di democrazia, così amata dagli elettori, che aborriscono qualsiasi decisione presa sulle loro teste, magari contro gli interessi dei medesimi. La tanto amata Assemblea del IV secolo A.C, nella Grecia dell’antichità, cui faceva riferimento Dario Fo, instaurando una correlazione tra il Movimento di Grillo e l’Assemblea greca, ci rimanda a quella forma di democrazia diretta, per cui, nei secoli successivi, Rivoluzioni, come quella Francese, e i suoi esponenti hanno dibattuto, e si sono confrontati. Crocetta, giustamente, pur presentando il modello Sicilia, come esempio per il futuro governo italiano, ha posto l’accento sul fatto che quando un movimento si presenta alle elezioni, deve partecipare alle decisioni. Il Parlamento non è fatto di partiti, ma di persone, che dialogano che si confrontano su temi, inerenti il Paese, per migliorarlo, e, nella fattispecie, farlo uscire dalla crisi economica, in cui versa. Non ci si può rinchiudere in torri d’avorio, o fare, continuamente, l’opposizione. Sarebbe non produttivo. E’ proprio sul concetto di democrazia dei moderni e degli antichi, che ci vorremmo soffermare, in quanto in uno Stato democratico, questa è indispensabile nella costruzione pratica di un Progetto comune. Sono le maggioranze e le minoranze a decidere, e ad aprire un confronto sui temi specifici.

“Secondo N. Bobbio, le differenze principali tra la democrazia degli antichi e quella dei moderni si danno a due livelli: quello analitico e quello assiologico. Già qui prende origine uno scarto semantico decisivo: “per democrazia gli antichi intendevano la democrazia diretta, i moderni la rappresentativa”. Sicché: “il voto con cui si suol far coincidere l’atto rilevante della democrazia d’oggi è il voto non per decidere ma per eleggere chi dovrà decidere”.

“Al giorno d’oggi “democrazia” è un termine con una connotazione fortemente positiva. Non c’è nessun regime, anche il più autocratico, che non ami farsi chiamare democratico”.

Ma Bobbio prosegue nel lavoro di decostruzione/costruzione del “suo” paradigma di democrazia. Alla riconversione socratica della “eguaglianza naturale” in “eguaglianza legale” riconduce l’ideale cristiano della fratellanza e i diritti naturali del giusnaturalismo; inoltre, aggiunge che questi valori, per quanto in forma secolarizzata, li rintracciamo nell’ ideale della fraternità, uno dei principi cardine della Rivoluzione francese. Per Bobbio, dunque, gli ideali della democrazia dei moderni sono indissolubilmente intrecciati con i diritti inalienabili e inviolabili dell’uomo”.

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