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Dal Mediterraneo al carcere di Ragusa: 100 libri in lingua araba per costruire inclusione
10 Giu 2026 17:29
Un libro può abbattere muri, accorciare distanze e restituire dignità. È con questo spirito che alla Casa Circondariale di Ragusa è stato inaugurato il progetto “Kutub Hurra”, che in lingua araba significa “Libri Liberi”, un’iniziativa di alto valore sociale e culturale destinata ai detenuti arabofoni dell’istituto penitenziario.
L’obiettivo è chiaro: trasformare la lettura in uno strumento di inclusione, dialogo interculturale e crescita personale, creando un vero ponte tra le due sponde del Mediterraneo.
L’iniziativa nasce grazie alla collaborazione tra la Direzione della Casa Circondariale di Ragusa e le associazioni “Un Ponte Per” ETS e “Uniti Senza Frontiere”, impegnate da anni nella promozione dei diritti, dell’integrazione e della cooperazione internazionale.
Cento libri in lingua araba per abbattere l’isolamento
Cuore del progetto è la donazione di 100 libri in lingua araba destinati alla biblioteca del carcere. Un patrimonio culturale che consentirà ai detenuti di accedere alla lettura nella propria lingua madre, mantenendo vivo il legame con le proprie radici culturali e linguistiche.
L’iniziativa non si limiterà però alla semplice distribuzione dei volumi. Sono già previste attività di lettura condivisa, incontri culturali, momenti di confronto e riflessione su opere letterarie, racconti e poesie che coinvolgeranno direttamente la popolazione detenuta.
Un percorso che punta a favorire la crescita personale, il benessere psicologico e il reinserimento sociale attraverso il potere della cultura.
Un progetto nato da una storia di libertà e impegno civile
Durante la presentazione è stata ripercorsa la storia di “Kutub Hurra”, ispirato all’esperienza della blogger e attivista tunisina Lina Ben Mhenni, simbolo della lotta per la libertà di espressione nel mondo arabo.
Grazie alla collaborazione con partner presenti in Tunisia e in altri Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, il progetto è già attivo in numerosi istituti penitenziari e rappresenta oggi una delle più significative iniziative di promozione culturale dedicate ai detenuti arabofoni.
Cultura come strumento di inclusione e speranza
Particolarmente significativo il messaggio rivolto ai detenuti dall’assessora comunale alle Politiche per l’Inclusione, Elvira Adamo, che ha sottolineato il valore dello studio, del lavoro e della formazione come strumenti fondamentali per costruire nuove opportunità di vita.
Un concetto ribadito anche da Fethia Bouhajeb, presidente dell’associazione “Uniti Senza Frontiere”, che ha evidenziato come leggere nella propria lingua madre rappresenti molto più di un semplice esercizio culturale.
La lettura, infatti, può diventare un supporto emotivo capace di ridurre il senso di isolamento e mantenere vivo il legame con la propria identità, offrendo conforto a chi vive lontano dalla famiglia e dal proprio Paese.
Il carcere come luogo di crescita e dialogo
L’iniziativa si inserisce in una visione moderna del sistema penitenziario, che vede il carcere non soltanto come luogo di detenzione ma anche come spazio di educazione, recupero e inclusione.
Attraverso la cultura, la lettura e il dialogo interculturale, “Kutub Hurra” punta a favorire percorsi di integrazione e consapevolezza, contribuendo alla costruzione di una società più aperta e inclusiva.
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