Covid-19, industriali ragusani al presidente Musumeci: “Evitare tracollo economico”

Un industriale siciliano, Giovanni Leonardo Damigella, ha scritto al presidente della Regione, Nello Musumeci.

Damigella, che guida un’azienda per la lavorazione del marmo, con sedi a Chiaramonte Gulfi e filiali a Valderice (TP), Massa e Verona, parla a nome di un gruppo di industriali della provincia di Ragusa e chiede un incontro con il presidente per sottoporgli una serie di provvedimenti urgenti per rilanciare l’economia in Sicilia dopo l’emergenza Covid-19. Gli industriali sono disponibili “senza nessun compenso e senza rimborso spese, a titolo puramente gratuito e spinti solo dall’amore verso la propria terra, ad incontrarLa per suggerirLe delle misure economiche urgenti atte a rilanciare la nostra isola che rischia seriamente di sprofondare nel Medioevo assoluto, con pericolo di rivolte popolari”.

Damigella suggerisce al governatore isolano di “dirottare tutti i fondi stanziati per gli inutili corsi di formazione e per feste, sagre e patrocini vari allo scopo di creare un fondo a garanzia delle banche affinché possano erogare mutui e prestiti a tutte le partite IVA, a imprese piccole e grandi. Solo così si eviterà il tracollo”.

Damigella affronta anche il problema dell’emergenza sanitaria che ha colpito le regioni del Nord e, in maniera finora più contenuta, le regioni del meridione d’Italia. Ricorda che “la Lombardia e il Veneto si sono attrezzate da sole nel reperire mascherine, guanti e ventilatori polmonari, oltre a quelli ricevuti dallo Stato, comprandoli con i propri soldi”. L’invito implicito rivolto a Musumeci è che anche la regione siciliana si muova nella stesa direzione. Lamenta inoltre la mancanza di controlli nei confronti di chi, rientrando dal nord, è arrivato in Sicilia spiegando che, per contrastare questo fenomeno, si sarebbe dovuto e potuto far ricorso all’esercito, ma anche ai forestali, numerosi nella nostra isola “per pattugliare le entrate verso l’isola”.

Ricorda infine che “dopo la guerra al coronavirus ci sarà un dopoguerra che farà più morti del COVID 19 se non si interverrà tempestivamente” e chiede, tra le altre misure urgenti di “tagliare le pensioni d’oro dei regionali, se necessario. Questo si chiama BENE COMUNE”.

Si allega il testo integrale della lettera di Giovanni Leonardo Damigella

Egregio Presidente Musumeci,

Apprendo che la Regione Sicilia ha autorizzato alcune aziende locali a produrre mascherine. Tutto questo va benissimo ma ritengo essere avvenuto con enorme ritardo. Infatti, tante farmacie, oltre che privati, nell’attesa le stanno producendo per i fatti propri.

È inutile poi fare piagnistei nei confronti del Governo nazionale che sta fronteggiando un’ emergenza senza precedenti. I ventilatori polmonari non possono essere richiesti, a mio parere, per essere sottratte alle regioni del Nord, dove l’emergenza è massima e la gente muore a fiumi per mancanza. In Sicilia l’emergenza è contenuta, grazie a Dio.

Alcune regioni come la Lombardia e il Veneto si sono Attrezzate da sole nel reperire mascherine, guanti e ventilatori polmonari, oltre a quelli ricevuti dallo Stato, comprandoli con i propri soldi.

Purtroppo in Sicilia abbiamo lasciato entrare, senza i dovuti controlli necessari, chi non doveva e che ci ha contagiati. Per contrastare l’ondata dei rientri previsti, si poteva utilizzare per esempio anche l’esercito dei forestali e pattugliare le entrate verso l’isola, evitando così l’ingresso in massa di tanti che, presi dal panico, si sono riversati in Sicilia dal Nord.

Adesso, bando alle polemiche perché non è questo lo spirito e l’intenzione con cui mi accingo a scrivere questi mie riflessioni!

La vorrei invece mettere al corrente dell’iniziativa di un gruppo di industriali della provincia di Ragusa che fanno capo ad aziende d’eccellenza.

Costoro sono pronti, senza nessun compenso e senza rimborso spese, a titolo puramente gratuito e spinti solo dall’amore verso la propria terra, ad incontrarLa per suggerirLe delle misure economiche urgenti atte a rilanciare la nostra isola che rischia seriamente di sprofondare nel Medioevo assoluto, con pericolo di rivolte popolari subito dopo l’emergenza causata dal Coronavirus.

L’indifferenza, l’indolenza, il ritardo atavico nel prendere decisioni da assumere porteranno la nostra terra alla miseria più assoluta, se non si interverrà subito. Bisognerà dirottare tutti i fondi stanziati per gli inutili corsi di formazione e per feste, sagre e patrocini vari allo scopo di creare un fondo a garanzia delle banche affinché possano erogare mutui e prestiti a tutte le partite IVA, a imprese piccole e grandi.

Solo così si eviterà il tracollo che succederà inevitabilmente dopo il periodo di emergenza che stiamo vivendo.

Sappia, Presidente, che dopo la guerra al coronavirus ci sarà un dopoguerra che farà più morti del COVID 19 se non si interverrà tempestivamente.

Sappia, Presidente, che per il bene collettivo e per reperire fondi si possono Intraprendere tante iniziative come tagliare le pensioni d’oro dei regionali, se necessario. Questo si chiama BENE COMUNE.

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