L’ASP di Ragusa rafforza il proprio impegno nella cooperazione sanitaria internazionale portando competenze cliniche, formazione e assistenza specialistica nei contesti più fragili del mondo. Nei giorni scorsi, presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, nell’ambito di un’iniziativa ospitata al Senato della Repubblica, è stata presentata la nuova missione umanitaria che vedrà protagonisti il professor Roy […]
CORPI PATINATI
14 Dic 2013 06:04
Glamour, che sarà mai? Il nome di un profumo? Un posto esotico delle ex colonie francesi? Un borgo della Provenza? Uno stile di vita!
Quando si parlava di edonismo reaganiano si esprimeva, sintomaticamente, la condizione di espropriazione che in quegli anni montava inesorabile dentro la testa dei cittadini, mentre lo stato si faceva sempre più garante degli interessi di pochi: tecniche di solleticazione costante delle istanze narcisistiche, costruzione certosina di una soggettività vuota di valori antagonisti e piena di valori funzionali, l’identificazione massiccia della verità con la superfice delle cose, l’irruzione dell’imperativo di godere nell’immaginario sociale.
Masse incalcolabili di consumatori cui veniva sottratta progressivamente la capacità di pagare cash – e dunque di mantenere un contatto con la materialità del denaro – mentre si praticavano le prime mosse di una strategia globale di indebitamento.
Insomma: gli anni ’80!
Quale manifesto più emblematico del micidiale cocktail che si preparava in quegli anni – fra yuppismo e misticismo esotico, primato ossessivo e nauseabondo dell’eros e veline arrancanti nei primi studi televisivi privati – che non il fervido, seriale, tristissimo 9 settimane e mezzo, non a caso diretto da un uomo, Adrian Lyne, che veniva dalla pubblicità. Che sta al cinema come un assegno scoperto ad una mazzetta di soldi!
Erano gli anni in cui era patinato tutto, persino il pensiero, che indubbiamente trovò la sua epifanìa nel Pensiero debole di Gianni Vattimo, un canto accorato della fine del progresso e dell’irrinunciabilità a un rapporto amicale con la superfice del mondo.
Ma era la musica l’universo in cui la resa fu più fragorosa: dei turbolenti, lisergici anni ’60 e degli ancor più forsennati anni ’70 non doveva restare traccia alcuna. Ci si ingegnò, di conseguenza, nella creazione di un bestiario di voci e di corpi e di testi patinati la cui memoria oggi merita una qualche risorsa energetica solo in chiave antropologica e storica: Spandau Ballet, Wham, Lounge Lizard. Una vertigine di nulla in crosta di niente!
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