Continuano a crescere i prezzi dei beni di consumo: aumento compreso tra il 15 e il 20%

Continuano a crescere i prezzi del beni di consumo e naturalmente, la provincia di Ragusa, non fa eccezione. Secondo i dati Istat, il valore aumentato è compreso in una forbice tra il 15 e il 20%. E al momento, non sembra che ci sia speranza che si torni indietro.

Mentre a livello nazionale si sta cercando di negoziare un accordo triangolare, tra governo, sistema delle imprese e organizzazioni sindacali per mettere sotto controllo prezzi e tariffe oltre che arginare la speculazione, a livello provinciale occorre creare un tavolo dello sviluppo che monitori l’andamento dei prezzi e, soprattutto, individui le strategie migliori per fermare questa fase galoppante che sta erodendo la forza d’acquisto dei lavoratori e delle famiglie”. E’ il senso della riflessione che arriva dalla segretaria generale dell’Ust Cisl Ragusa Siracusa, Vera Carasi, a proposito di un fenomeno che sta determinando numerosi motivi di preoccupazione anche nell’area iblea.

QUALCHE ESEMPIO SUGLI AUMENTI DEI PREZZI

Ad aprile 2023, secondo le stime preliminari, la fase di rientro dell’inflazione subisce una battuta d’arresto, principalmente a causa della nuova accelerazione dei Beni Energetici, il cui andamento, nonostante la flessione dello 0,8% su base congiunturale, sconta un effetto base sfavorevole con lo scorso anno (-5,8% il congiunturale di aprile 2022). Nel settore alimentare, i prezzi dei prodotti lavorati, come anche quelli dei beni non lavorati, evidenziano un’attenuazione della loro crescita su base annua, che contribuisce alla stabilizzazione dell’inflazione di fondo (ferma al +6,3%). Si accentua, infine, la discesa su base tendenziale dei prezzi del “carrello della spesa”, che ad aprile si attestano a +12,1%.

A guidare la classifica dei rincari, secondo i dati emersi, è la voce pane e cereali, seguita dai vegetali, dalla carne e poi da latte, formaggi, uova, prodotti ittici, frutta. Infine, olio e grassi e poi zucchero, confetture e miele. Tutti questi alimenti hanno contribuito ad aumentare il prezzo del carrello della spesa con un costo, si stima, di circa 500 euro in più annui per famiglia.

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