ChocoModica, la Torre di Babele è servita: Comune e Consorzio parlano lingue diverse

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Scomodiamo la Bibbia, per una volta, e prendiamo in prestito il racconto della Torre di Babele per provare a descrivere quello che sta accadendo a Modica intorno all’organizzazione di ChocoModica 2026, la kermesse dedicata al cioccolato che, dalla più dolce, rischia di trasformarsi nella vicenda più acida dell’anno.

La metafora, a dire il vero, sembra calzare a pennello. La Torre di Babele è diventata nel tempo il simbolo dell’orgoglio umano, ma soprattutto delle conseguenze della difficoltà di comunicare. A Modica, per ChocoModica, siamo ancora alla fase dei lavori. Ma i problemi di comunicazione sono già tanti. In ordine cronologico, e limitandoci soltanto all’ultima settimana di cronaca, tutto comincia con il tavolo tecnico, nel quale l’Amministrazione comunale presenta le istanze arrivate dal Comitato del centro storico. Poi arriva l’intervento di Confcommercio, che mette in dubbio persino lo svolgimento della manifestazione. A quel punto interviene l’assessore al Turismo, Spettacolo e Sviluppo Economico Leandro Giurdanella, che conferma l’impegno dell’Amministrazione e illustra programmi e intenzioni del Comune, indicando anche le date del 30 ottobre-1° novembre per lo svolgimento della manifestazione.

Poi, alla nostra redazione, arriva la lettera del Consorzio, firmata dal presidente Salvatore Peluso e dal direttore Antonino Scivoletto. Oggetto: richiesta di informazioni sul contenuto dell’articolo. Il Consorzio sostiene che l’affermazione relativa alla conferma della manifestazione nelle date del 30 ottobre-1° novembre non corrisponderebbe alle determinazioni assunte dai propri organi e chiede alla redazione di trasmettere il testo integrale delle dichiarazioni dell’assessore, oppure il comunicato, le note o le fonti sulle quali si fonderebbe la notizia.

E qui, francamente, la richiesta appare stucchevole. Non perché un soggetto coinvolto in una vicenda non abbia il diritto di contestare una notizia o chiedere una rettifica, quando ritenga che un fatto sia stato riportato in maniera inesatta. Ma perché non spetta al soggetto interessato chiedere al giornalista di dimostrare la propria fonte o di spiegare se abbia “interpretato correttamente” le parole di un amministratore pubblico.

Il giornalista ascolta, verifica, interpreta e racconta ciò che gli viene dichiarato. Se l’assessore ha detto una cosa e il Consorzio sostiene che quella cosa non corrisponda alle decisioni assunte dai suoi organi, il problema, semmai, è da risolvere tra chi ha parlato e chi ha deciso. Non con la redazione. E qui torniamo inevitabilmente alla nostra Torre di Babele. Perché il paradosso è quasi perfetto: Comune e Consorzio sembrano parlare lingue diverse e, invece di chiarirsi tra loro, finiscono per chiedere ai giornalisti di spiegare cosa abbia detto l’assessore.

La domanda, allora, diventa un’altra: chi sta organizzando ChocoModica? E, soprattutto, chi parla con chi? Perché una manifestazione di questa portata non si costruisce soltanto con un programma, qualche palco e una serie di eventi. Si costruisce innanzitutto attraverso il coordinamento tra i soggetti coinvolti, la condivisione delle decisioni e una comunicazione chiara.E invece, a poche settimane dalla data indicata per la manifestazione, ci troviamo davanti a una situazione nella quale il Comune parla di impegno e programmi, Confcommercio solleva dubbi, il Consorzio prende le distanze dalla conferma delle date e, alla fine, è la stampa a essere chiamata a fare da interprete.

Una vera Torre di Babele del cioccolato. Il racconto biblico ha un epilogo noto: i costruttori non riescono più a capirsi perché parlano lingue diverse. E quando viene meno la capacità di comunicare, la costruzione si interrompe. Naturalmente ChocoModica non è ancora arrivata a quel punto. Ma il tempo corre.

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