Tra la fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno, i pronti soccorso della provincia di Ragusa hanno vissuto giorni di fortissima criticità, trasformandosi in luoghi di attesa infinita, esasperazione e crescente tensione. Tra San Silvestro e Capodanno, l’aumento degli accessi, la carenza di personale sanitario e la sospensione dell’attività dei medici di famiglia hanno […]
Capodanno col “botto” ai pronto soccorso iblei: attese estenuanti e utenti in tensione. Intervenute forze dell’ordine per riportare la calma
02 Gen 2026 12:07
Tra la fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno, i pronti soccorso della provincia di Ragusa hanno vissuto giorni di fortissima criticità, trasformandosi in luoghi di attesa infinita, esasperazione e crescente tensione. Tra San Silvestro e Capodanno, l’aumento degli accessi, la carenza di personale sanitario e la sospensione dell’attività dei medici di famiglia hanno messo a nudo tutte le fragilità di un sistema già in affanno.
Picchi di presenze in pronto soccorso a Modica e Ragusa
La situazione più difficile si è registrata al pronto soccorso dell’ospedale di Modica, dove in diversi momenti si sono raggiunti picchi di circa trenta persone contemporaneamente presenti. Problemi anche a Ragusa, meno a Vittoria. Pazienti su barelle nei corridoi, familiari costretti ad attendere per ore senza aggiornamenti, anziani e bambini seduti per lungo tempo in spazi ormai saturi. Le ore di attesa, in molti casi, si sono trasformate in vere e proprie maratone che hanno attraversato l’intera giornata.
Anche al pronto soccorso del Giovanni Paolo II di Ragusa, il nuovo ospedale del capoluogo, il quadro non è stato migliore. Qui le attese si sono protratte per ore e ore, soprattutto nelle fasce serali e notturne, con un flusso continuo di utenti e un numero di operatori insufficiente a garantire risposte rapide. Il periodo festivo, tradizionalmente delicato, ha amplificato una pressione che il sistema non è riuscito ad assorbire.
Paziente va in escandescenza
In questo clima di sovraffollamento e stanchezza, non sono mancate le tensioni. Nelle ultime ore si è verificato un episodio particolarmente delicato che ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Un paziente con problemi psicologici, in evidente stato di agitazione, ha iniziato a inveire contro il personale sanitario e contro altri utenti presenti in sala d’attesa. La situazione è rapidamente degenerata: l’uomo ha spostato con violenza barelle e attrezzature, creando momenti di paura tra i presenti.
Una persona presente in sala d’attesa descrive scene di paura, la guardia giurata in servizio che interviene per invitarlo a non disturbare gli altri utenti. Il paziente che va in escandescenza e dapprima sbatte una sedia a rotelle a muro e spinge una barella contro la guardia giurata rimasta fortunatamente illesa. Poi dopo aver preso a pugni con rabbia i muri della camera calda scardina una parte di recinzione dei lavori in corso del pronto soccorso e colpisce a calci i birilli del cantiere.
La guardia giurata dopo averci parlato è riuscita a calmarlo. Solo l’arrivo delle forze dell’ordine ha permesso di riportare la calma e garantire la sicurezza di operatori e pazienti. Un episodio che evidenzia come il sovraffollamento e l’attesa prolungata possano diventare un detonatore per situazioni già fragili.
Attese infinite
Accanto agli episodi più eclatanti, si moltiplicano le testimonianze di cittadini esasperati. Emblematico il racconto di una famiglia arrivata al pronto soccorso alle sei del mattino del 30 dicembre per un malore della figlia minore. Secondo quanto riferito, fino alle sei di sera non sarebbe arrivata un’assistenza adeguata, nonostante le ripetute richieste di informazioni. Un caso che sintetizza il senso di impotenza e frustrazione vissuto da molti utenti, soprattutto quando si tratta di bambini o soggetti fragili.
L’intervento critico del Comitato Civico Articolo 32
A intervenire sulla crisi è stato anche il Comitato Civico Articolo 32, che già il 14 dicembre aveva lanciato un allarme chiedendo ai vertici dell’Asp di Ragusa di programmare soluzioni straordinarie in vista delle festività. Secondo il Comitato, l’aumento degli accessi era prevedibile, anche a causa della sospensione dell’attività dei medici di famiglia, ma nessun provvedimento concreto sarebbe stato adottato. Le segnalazioni dei cittadini, le immagini raccolte e i sopralluoghi dei volontari avrebbero confermato una situazione di sofferenza già annunciata.
Pur riconoscendo la professionalità e la calma degli infermieri e dei medici, che hanno consentito una gestione complessivamente ordinata degli accessi nonostante la forte tensione, il Comitato punta il dito contro la dirigenza aziendale, accusata di evitare le proprie responsabilità e di limitarsi a soluzioni tampone. Viene criticata anche l’assenza di strategie organizzative alternative, come la presa in carico anticipata dei pazienti, già sperimentata in altre regioni per alleggerire la pressione sui pronti soccorso attraverso il coinvolgimento di infermieri formati e medici di reparto. Va anche però detto che molti reparti sono già saturi.
Ambulanza senza medici a bordo
A rendere ancora più grave il quadro, il primo giorno del 2026 si è aperto con un’ulteriore emergenza sul fronte dell’assistenza territoriale. Nel Distretto di Modica, che comprende anche Pozzallo, Ispica e Scicli, non è stata operativa alcuna ambulanza medicalizzata per l’intera giornata del 1 gennaio. In caso di emergenze, gli interventi avrebbero dovuto essere garantiti da mezzi provenienti da altri distretti, con inevitabili ritardi. Una situazione definita inaccettabile dai sindaci del territorio, in particolare dal sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, che ha chiesto l’immediata convocazione di un tavolo tecnico per affrontare in modo strutturale il tema dell’emergenza-urgenza.
Il bilancio di queste giornate festive restituisce l’immagine di una sanità che regge solo grazie al sacrificio degli operatori, ma che mostra crepe profonde sul piano organizzativo. Attese infinite, tensioni crescenti, episodi di violenza e carenze nei servizi di emergenza non possono essere considerati eventi straordinari o inevitabili. Sono segnali di un sistema che ha bisogno di interventi immediati e di una programmazione seria, perché ciò che è accaduto tra San Silvestro e Capodanno rischia di non restare un’eccezione.
Ha collaborato Giada Drocker.
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