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Cala il sipario sulla 18ª edizione del Donnafugata Film Festival: sei giorni di cinema, incontri e giovani
10 Ago 2026 13:06
Il cinema ha lasciato ieri sera il Castello di Donnafugata, almeno per questa edizione. Si è conclusa la 18ª edizione del DonnaFugata Film Festival, una maratona di sei giornate preceduta da due giorni di anteprima che ha trasformato ancora una volta gli spazi dello storico maniero ragusano in una vera e propria casa del cinema.
Più sale, più percorsi, 48 film e soprattutto un pubblico che ha scelto di vivere il festival fino in fondo. Una presenza particolarmente significativa quella dei giovani, protagonisti e spettatori di una manifestazione che ha fatto della formazione e della partecipazione uno dei propri tratti distintivi.
A chiudere il festival è stato Fausto Russo Alesi, protagonista dell’ultimo DonnaFugaTalks, in dialogo con il direttore artistico Andrea Traina.
Fausto Russo Alesi: “Ci interessano le ombre dei personaggi”
Il percorso dell’attore palermitano è partito dalla formazione alla Scuola Civica Paolo Grassi di Milano e dai grandi maestri del teatro, da Eimuntas Nekrošius a Luca Ronconi e Peter Stein, per arrivare al cinema e al lungo sodalizio artistico con Marco Bellocchio.
Nel racconto di Russo Alesi è emersa soprattutto una concezione dell’attore lontana dalla semplice interpretazione di un personaggio. Il lavoro consiste nell’andare oltre l’immagine conosciuta, cercando le contraddizioni e le fragilità che rendono umano anche chi viene raccontato come eroe o come “cattivo”.
«Quando ci raffrontiamo con personaggi realmente esistiti – ha spiegato Russo Alesi – c’è tutta una narrazione già conosciuta. È interessante per me andare oltre questo, provare a entrare un po’ nel privato, nel dietro le quinte dei personaggi».
Da qui il tema del conflitto, elemento fondamentale nella costruzione di un personaggio e, più in generale, nella comprensione dell’essere umano. «Quello che ci interessa è rispecchiarci nelle ombre dei personaggi», ha sottolineato l’attore.
Dal sodalizio con Bellocchio a “Se posso permettermi”
Nel corso dell’incontro non poteva mancare il rapporto professionale con Bellocchio, sviluppato attraverso film come Vincere, Il traditore, Esterno notte, Rapito e Portobello.
Un legame che ha avuto anche una dimensione formativa nella scuola di cinema che Bellocchio porta avanti a Bobbio. Proprio da quell’esperienza è nato “Se posso permettermi”, cortometraggio realizzato con gli allievi della scuola e presentato al DonnaFugata Film Festival.
Un progetto nato quasi come un laboratorio e sviluppatosi poi, a distanza di anni, in un secondo capitolo. Un esempio concreto di come formazione e produzione cinematografica possano incontrarsi.
La formazione al centro del DonnaFugata Film Festival
Ed è proprio la formazione uno dei fili conduttori della 18ª edizione.
Non soltanto preparazione professionale per chi sogna di lavorare nel cinema, ma anche uno strumento per imparare a osservare, raccontare e comprendere la realtà.
«La formazione non è soltanto quella di chi vuole proseguire questa carriera – ha spiegato Andrea Traina – ma è importante per qualunque percorso di vita».
Durante il festival si sono svolti laboratori dedicati al linguaggio cinematografico, alla recitazione e al doppiaggio, con i partecipanti direttamente coinvolti nella realizzazione di un prodotto cinematografico.
Il workshop di linguaggio cinematografico, guidato da Mourad Ben Cheikh, e quello di recitazione, condotto da Aymen Mabrouk, hanno portato alla realizzazione di un cortometraggio girato durante i cinque giorni di laboratorio. A completare il percorso il laboratorio di doppiaggio curato da Luca Biagini.
“Afrodite” e “Fili invisibili”, il cinema contro la violenza
Tra gli appuntamenti più intensi della rassegna quello dedicato a “Afrodite” di Stefano Lorenzi e “Fili invisibili” di Fabio Schifilliti.
Due opere differenti, unite dal racconto della violenza sulle donne e dalla riflessione sulle dinamiche del potere e della sopraffazione.
Lorenzi ha raccontato la genesi di Afrodite, nato da una storia reale e caratterizzato da un complesso lavoro subacqueo: 35 minuti girati sott’acqua senza effetti speciali, con Ambra Angiolini e Giulia Michelini impegnate anche nella preparazione necessaria alle immersioni.
Schifilliti ha invece illustrato il percorso che ha portato alla realizzazione di Fili invisibili, nato dal lavoro con gli studenti di un liceo e sostenuto da un bando del Ministero della Cultura.
“Psycho” tra Hitchcock, musica e approfondimento
Il programma ha trovato un altro momento di particolare intensità con l’evento speciale dedicato a “Psycho”.
Una masterclass con Marco Cascone, Roy Menarini e Andrea Traina, accompagnata dal quintetto d’archi del Chroma Ensemble, ha preceduto la proiezione del capolavoro di Alfred Hitchcock.
È una delle formule che caratterizzano maggiormente il DonnaFugata Film Festival: non soltanto proiettare i grandi film, ma offrire al pubblico strumenti per rileggerli attraverso incontri, musica, approfondimenti e prospettive differenti.
Una formula riproposta anche nella serata conclusiva con il concerto del Chroma Ensemble dedicato alle colonne sonore.
Quarantotto film e un festival costruito intorno al pubblico
Sono stati complessivamente 48 i film proposti nelle diverse sezioni e negli spazi del Castello di Donnafugata.
Dal cinema fantastico alla commedia, dal giallo al cinema dell’incubo, passando per i film dedicati all’infanzia, al cinema del presente e alla scrittura cinematografica.
Ma il vero risultato della manifestazione, secondo la direzione artistica, è stato soprattutto quello di aver costruito intorno alle pellicole un’esperienza condivisa, dentro e fuori gli spazi del Castello, anche grazie agli strumenti social e al programma personalizzabile.
«Sono felice del pubblico del DonnaFugata Film Festival perché, a differenza di altre manifestazioni più blasonate o foraggiate, questo è un pubblico che viene qui per “vedere” e non per “farsi vedere”», ha sottolineato Traina.
L’appello alle istituzioni: “Il festival è cresciuto”
La crescita della manifestazione porta con sé anche una richiesta alle istituzioni.
Il direttore artistico ha infatti rivolto un appello affinché possa aumentare il sostegno economico a un festival che negli ultimi anni ha ampliato il proprio programma, il pubblico e le attività.
Alla serata conclusiva era presente anche il sindaco di Ragusa Peppe Cassì, che ha evidenziato la crescita del DonnaFugata Film Festival e la capacità della manifestazione di trasformare il Castello di Donnafugata in un luogo contemporaneo di cultura cinematografica.
Poi, ancora una volta, sono state le immagini a prendere il posto delle parole.
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