Basta concorrenza sleale! Il grido degli agricoltori scuote Ragusa

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È un grido che parte dalla terra, dai campi lasciati incolti, dalle serre vuote, dalle stalle abbandonate. Gli agricoltori e gli imprenditori agricoli della provincia sono in fermento e si stanno mobilitando in vista di un sit-in che si terrà al mercato ortofrutticolo di Vittoria: una manifestazione che vuole essere più di una protesta: vuole essere un ultimatum alla politica.

“Concorrenza sleale e costi fuori controllo”

Stamani, i rappresentanti del movimento degli agricoltori, rappresentati da Marcello Guastella, si sono incontrati con la presidente del Libero Consorzio, Maria Rita Schembari, per portare aventi la protesta e per ottenere l’attenzione del mondo politico, percepito sempre più distante dalle reali esigenze delle aziende: “La presidente ha condiviso le nostre rimostranze e ci ha garantito che nei prossimi giorni porterà la protesta all’attenzione del consiglio provinciale”; dichiara Guastella. Le aziende del settore agricolo e zootecnico denunciano con forza una competizione sleale con i paesi esteri, dove le regole produttive sono più blande e i costi sensibilmente inferiori. “Ci impongono standard altissimi, ma poi spalancano i porti a produzioni straniere che non hanno le stesse regole: questa è concorrenza sleale legalizzata”, affermano gli organizzatori. Tra le accuse, anche quella al sistema energetico: “Il costo della bolletta nel Regno Unito è del 30% più basso rispetto al nostro. Come possiamo competere?”.

Debiti e serbatoi vuoti: imprese strozzate

Il sistema produttivo locale è piegato anche da una situazione debitoria insostenibile, che rende impossibile pianificare investimenti o semplicemente restare operativi. “Le imprese non chiedono assistenzialismo, ma liberarsi dalla zavorra dei debiti per tornare a produrre. Oggi la politica deve decidere: o sta con il territorio o con una partitocrazia autoreferenziale”.

L’appello è chiaro: restare lontani dai simboli politici, perché questa battaglia “non è contro un partito ma contro un sistema che ci sta uccidendo lentamente. E fra le persone vi è sempre più rassegnazione”. 

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