Avvenire: La Pira, convinto pacifista, dunque emarginato


“Nel 1958 andò a Mosca (d’accordo con il Papa, ma non con il governo italiano) a parlare di disarmo in un memorabile discorso davanti al Soviet Supremo. Volle andare ad Hanoi, dove riuscì a stendere una bozza di trattato di pace insieme al leader nord vietnamita Ho Chi Minh, e a consegnarlo all’allora presidente Usa Lindon Johnson, che la respinse.” E dire che otto anni dopo, gli Stati Uniti sottoscrissero un trattato molto più sfavorevole. A ricordare chi è stato Giorgio la Pira, un grande pozzallese del Novecento, sindaco di Firenze per 14 anni tra gli anni Cinquanta e Sessanta, è oggi il quotidiano “Avvenire” in un articolo di Salvatore Mazza, dal titolo “L’insegnamento di La Pira e la vera ricerca della pace”.

La Pira, pacifista convinto e nei fatti. Un esempio per molti, in questi tempi tristi. La sua storia somiglia tanto a chi oggi invoca la fine delle ostilità in Ucraina, senza se e senza ma. “Esaltato – ricorda Avvenire – era l’aggettivo più benevolo con cui lo si definiva, anche all’interno della Democrazia Cristiana, il suo partito. Ma anche “buffone”, “scemo”, o anche “comunista bianco”. Nessuno, salvo Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, lo incoraggiò mai, né lo sostenne.”

“Lasciando da parte i molti che cercano di tenere il piede in due staffe – continua Mazza -, di veri operatori di pace, oggi, se ne vedono troppo pochi. Quasi nessuno. Quando invece ne servirebbero molti.”
Come disse il cardinale Benelli durante il suo funerale nel 1977, “tutto si può capire di La Pira con la fede, niente si può capire di lui senza fede.”

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