Aggira il brevetto sui semi di pomodoro, condannato imprenditore vittoriese - Ragusa Oggi

Aggira il brevetto sui semi di pomodoro, condannato imprenditore vittoriese


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Aggira il brevetto sui semi di pomodoro, condannato imprenditore vittoriese
Cronaca
13 dicembre 2019 11:57

Il titolare di una società di Vittoria è stato condannato a un anno di carcere, a 15 mila euro di multa e al risarcimento di 70 mila euro alle parti civili: è la prima sentenza penale in Italia sulle nuove varietà vegetali protette, che crea un precedente nel mercato dei semi. La ditta avrebbe riprodotto abusivamente piante di pomodoro coperte da brevetto, trovate in quattro serre. Lo dice L’Aib Seeds (Anti-Infringement Bureau for Intellectual Porperty Rights in Plant Material), associazione internazionale di diritto belga che ha come obiettivo la lotta alla contraffazione nel settore delle sementi, che aveva presentato una denuncia.

Nel corso delle indagini sono state effettuate analisi del Dna sulle coltivazioni. La Guardia di finanza di Ragusa ha accertato che l’azienda non era in possesso di fatture d’acquisto di piantine di varietà protetta o di altri documenti che provassero la legittima provenienza dei semi utilizzati.

La condanna risale allo scorso 20 novembre, secondo l’articolo 517 ter del Codice penale che punisce la “fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale». I 70 mila euro di risarcimento andranno alla Aib e alla società titolare del brevetto, assistite rispettivamente dai legali Nicola Novaro e Rossella Pola. «Siamo molto soddisfatti della sentenza – spiega Casper van Kempen, amministratore delegato di Aib – Le aziende produttrici di ortaggi investono in media tra il 20 e il 25 per cento delle vendite nette ogni anno in ricerca e sviluppo per produrre varietà migliorate.

E’ importante per la sostenibilità del settore ortofrutticolo che tali aziende ricevano compensi per il loro lavoro. Questo verdetto, inoltre, è importante perché pone tutti i coltivatori nelle medesime condizioni, prevenendo la concorrenza sleale».

Fonte: La Sicilia


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