Addio a Umberto Bossi: si spegne il “Senatùr” che inventò la Padania e la Lega

Si è spento oggi all’età di 84 anni Umberto Bossi, l’uomo che più di ogni altro ha scosso le fondamenta della Prima Repubblica, dando voce alle istanze autonomiste del Nord e trasformando profondamente la cultura politica italiana. Con la sua scomparsa cala il sipario su un’era segnata da slogan dirompenti, simboli antichi e una visione federale che ha condizionato gli ultimi quarant’anni di storia parlamentare.
Dalle origini a sinistra al sogno autonomista
Nato a Cassano Magnago nel 1941, la traiettoria politica di Bossi non è stata lineare. Pochi ricordano i suoi esordi negli anni Settanta vicini ai gruppi della sinistra extraparlamentare e al manifesto. La svolta avviene però con l’incontro decisivo con Bruno Salvadori, che lo introduce alle idee federaliste. Da lì, il sodalizio con Roberto Maroni e la nascita della Lega Autonomista Lombarda, che nel 1987 lo porterà per la prima volta in Senato, consacrandolo per sempre come il “Senatùr”.
Il “Guerriero” e la nascita della Lega Nord
Nel 1989, Bossi compie il capolavoro politico: riunisce le diverse sigle autonomiste del settentrione (dalla Liga Veneta al Piemònt Autonomista) sotto un unico vessillo: la Lega Nord. È l’inizio di un’epopea fatta di simboli potenti come il Guerriero Alberto da Giussano, l’inno “Va’ pensiero” e la bandiera del Sole delle Alpi.
Con il mantra di “Roma Ladrona”, Bossi intercettò il malcontento produttivo del Nord, portando il progetto della Padania dalle piazze ai palazzi del potere. Il suo rapporto con Silvio Berlusconi, iniziato nel 1994, fu un’altalena di rotture clamorose (come il celebre “ribaltone” del ’94) e solide alleanze che lo portarono a ricoprire il ruolo di Ministro per le Riforme e la Devoluzione.
La malattia e il declino
La vita di Bossi subisce una frattura drammatica nel 2004, quando un ictus cerebrale lo colpisce duramente. Nonostante una lunga convalescenza e il ritorno in politica, la sua salute rimarrà per sempre compromessa.
Tuttavia, il colpo più duro alla sua leadership non arrivò dalla malattia, ma dalle inchieste giudiziarie. Lo scandalo del 2012 sulla gestione dei fondi del partito travolse la sua famiglia e lo costrinse alle dimissioni da segretario, carica che deteneva dal 1989. Nonostante le vicende giudiziarie, inclusa la condanna per la truffa sui rimborsi elettorali (poi prescritta nel 2019), Bossi è rimasto fino all’ultimo il Presidente a vita del movimento, una figura mitologica per lo zoccolo duro dei militanti.
Le prime elezioni a Ragusa e in Sicilia (1992)
Sebbene la Lega Nord fosse nata come movimento puramente settentrionale, nel 1992 decise di presentare le liste anche al Sud. A Ragusa e nel collegio della Sicilia Orientale, Umberto Bossi fu candidato capolista. I risultati furono simbolici: raccolse appena 715 preferenze in tutta la circoscrizione, riflettendo l’ostilità di un territorio che all’epoca vedeva nel Carroccio un avversario della propria identità.

L’eredità e lo scontro con la “nuova” Lega
Gli ultimi anni sono stati segnati dal distacco critico verso la gestione di Matteo Salvini. Il passaggio della Lega da movimento regionalista a partito nazionalista è stato spesso osteggiato dal Senatùr, che fino alle ultime europee del 2024 non ha esitato a manifestare il proprio dissenso, sostenendo candidati più vicini alle origini del movimento.
Con Umberto Bossi scompare un leader carismatico, ruvido e visionario, capace di parlare un linguaggio popolare e diretto che ha anticipato molti tratti del populismo moderno. Resta il suo progetto federale, una battaglia che, pur tra mille contraddizioni, ha cambiato per sempre il dibattito sull’assetto dello Stato italiano.
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