ISRAELE PALESTINA, UN AFFRONTO SENZA FINE

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

Il 4 giugno Israele ha dato il via libera all’ulteriore ampliamento edilizio, con la costruzione prevista di 1500 abitazioni, tra la Cisgiordania e Gerusalemme Est. Questa decisione viene presa come chiara e pronta risposta alla formazione di un governo di unità nazionale palestinese, presieduto da Rami Hamdallah che, il 2 giugno, di fronte al presidente Abu Mazen, ha giurato fedeltà nella Muqata di Ramallah.

L’esecutivo nasce dopo la riconciliazione fra Hamas, gruppo definito terrorista da Usa e Ue e che governa la Striscia di Gaza formalmente dal 2007, e al-Fatah, il movimento palestinese più moderato che controlla la Cisgiordania. Secondo le prime informazioni, i ministri incaricati da Hamdallah sono 17.  “E’ il governo dell’intero popolo palestinese” ha detto il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri. Un altro portavoce del movimento ha definito quella di oggi “una giornata di gioia” per gli abitanti di Gaza.
l’amministrazione Obama si è dichiarata collaborativa e prudente, dichiarando che saranno giudicati i fatti, suscitando la profonda delusione delle autorità israeliane, che si sono dette inorridite dalla posizione dialogante di Washington.

Dopo il giuramento, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha convocato il consiglio di sicurezza del proprio governo. Un ministro nazionalista, Uri Ariel, del partito ‘Focolare ebraico’, ha intanto pubblicato un duro comunicato in cui accusa il presidente palestinese Abu Mazen di aver costituito “un governo terroristico assieme con assassini”, ossia Hamas. Contestualmente, secondo il quotidiano Ha’aretz, il ministro per la casa Uri Ariel si è congratulato “per la decisione di dare una risposta propriamente sionista alla nascita del governo terrorista palestinese. Il diritto e il dovere di Israele di costruire nel paese per abbassare i prezzi delle case è indiscutibile”. “E questo è solo l’inizio”, ha concluso il ministro, che appartiene al partito di estrema destra Casa ebraica.

Un piano abitativo e di occupazione che, in realtà, non ha mai subito tregue. Secondo i dati pubblicati dall’organizzazione non governativa israeliana “Peace Now”, durante il periodo di svolgimento dei colloqui Israele ha continuato a costruire insediamenti a una velocità senza precedenti.

La scelta di continuare la costruzione di unità abitative nei territori delle colonie non compatta, tuttavia, il governo israeliano. Dura, infatti, è stata la risposta della ministra della giustizia, Tzipi Livni, che ha dichiarato alla radio dell’esercito che la costruzione delle nuove abitazioni sarebbe un errore politico. Una scelta che renderebbe difficile compattare la comunità internazionale contro Hamas.“Con questa decisione, Netanyahu vuole spingere i palestinesi al confronto o all’internazionalizzazione del conflitto”, ha dichiarato Nimr Hammad, consigliere del presidente palestinese Abu Mazen, esortando gli Stati Uniti a varare delle “misure serie contro il provvedimento del governo israeliano”.Intanto il primo ministro palestinese, Rami Hamdallah, ha chiesto alla comunità internazionale di “esercitare pressioni su Israele” affinché le prossime elezioni generali, oltre che nei Territori occupati, possano essere organizzate anche a Gerusalemme est.

Nella consueta indifferenza e nell’usuale immobilismo della comunità internazionale, a dare voce al dissenso nei confronti della politica israeliana, gli storici Pink Floyd con una lettera aperta, pubblicata su Salon dal titolo “E’ rimasto qualcuno a boicottare Israele?”, esplicitamente rivolta ai Rolling Stones  di Mick Jagger ,chiedendo di cancellare il concerto che avevano in programma a Tel Aviv – il primo della loro storia – in segno di solidarietà con il popolo palestinese e la loro battaglia contro l’occupazione israeliana.

I Rolling Stones hanno suonato, nessun concerto è stato annullato e il tutto è passato attraverso il solito filtro del disinteresse mediatico. Il pubblico ha sfiorato i 40 mila spettatori, nonostante il costo del biglietto fosse di 200/150  shekel, circa 42 euro a quanto dice il convertitore di google.

Non solo mercoledì 4 giugno i Rolling Stones hanno suonato a Tel Aviv, ma hanno anche posticipato l’inizio del loro concerto di 45 minuti per permettere agli ebrei ortodossi che osservavano la vestività dello Shavout – durante la quale non è permesso guidare o maneggiare soldi – di raggiungere in tempo il concerto.

La scelta degli Stones di ignorare la richiesta di Roger Waters e Nick Mason è un segno della crescente popolarità di Israele come tappa dei più importanti tour musicali e ha significato un passo indietro per la campagna nota come “boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni” (BDS), il movimento che cerca di aumentare la pressione internazionale su Israele affinché termini l’occupazione militare della Cisgiordania, garantisca il diritto ai rifugiati palestinesi di tornare alle case che hanno abbandonato nel 1948 e garantisca pieni diritti e uguaglianza agli arabi palestinesi cittadini di Israele.

Dal 2005 il movimento ha convinto persone e istituzioni a interrompere relazioni accademiche, boicottare prodotti d’esportazione come i vini Golan e i prodotti di bellezza Dead Sea e terminare gli investimenti in società israeliane. Ha sempre più ha guadagnato visibilità nelle università americane ed europee ed è riuscito a infliggere alcuni danni finanziari: recentemente il fondo pensionistico olandese PGGM, con asset per 200 milioni di dollari (circa 147 milioni di euro), ha disinvestito da alcune banche israeliane a causa dei loro interessi in Cisgiordania.

è anche riuscito a ottenere un po’ di pubblicità globale, buona e cattiva, quando Oxfam ha bisticciato con una dei suoi più celebri ambasciatori, l’attrice Scarlett Johansson, a causa della sua pubblicità per la società israeliana di bevande SodaStream, che possiede alcuni stabilimenti in Cisgiordania.

La campagna per convincere i musicisti a boicottare Israele, tuttavia, è stata un mezzo flop se misurata in base al numero di artisti che hanno deciso di cancellare dei concerti e prendere posizioni apertamente per la causa. Rari i casi di Elvis Costello e Carlos Santana, che risalgono ormai a parecchi anni fa.

Anche Rihanna, recentemente, ha tenuto un concerto in Israele e anche lei è stata al centro di un breve dibattito quando un giornalista israeliano la aveva accusata di aver cambiato le parole del verso di una sua canzone che diceva “All I see is dollar signs” per dire “All I see is Palestine”. L’accusa si era poi rivelata infondata.

Lo scorso anno la scrittrice e attivista BDS Alice Walker, vincitrice del Premio Pulitzer per il libro Il colore viola, aveva scritto una lettera alla cantante&B Alicia Keys dicendo: «mi farebbe soffrire sapere che ti stai mettendo in pericolo (pericolo per l’anima) suonando in un paese dove vige l’apartheid e che molti artisti globali stanno boicottando». Keys ha suonato in Israele lo scorso luglio.

E quest’estate? Sono previsti concerti in Israele di Megadeth, Lana Del Rey, Neil Young e Backstreet Boys, che a luglio hanno tre concerti già sold out.

Nel loro appello ai gruppi che hanno concerti in programma in Israele, i Pink Floyd hanno detto che «suonare oggi in Israele è l’equivalente morale di suonare a Sun City negli anni dell’apartheid sudafricano”. 

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it