SUL CONSORZIO DEI COMUNI DEL “VAL DI NOTO”

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A seguito del pronunciamento di un gruppo di consiglieri del Comune  di Modica che hanno sostanzialmente  rimesso in discussione la formazione del consorzio denominato Val Di Noto scende in campo il consigliere di Sel Vito D’Antona che sostanzialmente prende atto del fallimento della precedente inizaitva del sindaco di Modica e lo invita a fare un passo indietro. Ecco comunque il testo integrale della dichairazione di D’Antona.

Il fallimento dell’incontro di venerdì 9 maggio a Pozzallo, che non si è potuto tenere per l’assenza di gran parte dei rappresentanti dei comuni che dovrebbero costituire il cosiddetto Libero Consorzio del Val di Noto, rappresenta il tramonto della proposta politica del Sindaco di Modica portata avanti in queste settimane, dopo l’approvazione della legge regionale sui liberi consorzi.

    La seduta aperta del Consiglio Comunale di Modica, nella quale sono state registrate differenti posizioni rispetto a quella del Sindaco e della sua maggioranza, le dichiarazioni dei responsabili della Cna, della Cgil e della Confcommercio, tutti contrari ad una ipotesi unilaterale di distacco da quella che fino a poco tempo fa costituiva la provincia di Ragusa per inseguire una improbabile proposta di costituzione di un libero consorzio con i comuni limitrofi ed alcuni della provincia di Siracusa, costituiscono le premesse per l’avvio di un percorso responsabile, costruttivo e alternativo.

    Come avevamo previsto nelle prime fasi dell’iniziativa del Sindaco, oggi il rischio che la città di Modica sprofondi verso un inevitabile isolamento si fa sempre più concreto: siamo fuori dal contesto dei comuni della ex provincia di Ragusa e lontani dalla concretizzazione di un nuovo consorzio.

    A questo punto, per recuperare un ruolo centrale nel dibattito sul futuro delle nostre città, appare necessario che il Sindaco faccia un passo indietro e sia il Consiglio Comunale, peraltro competente per legge, con il suo Presidente e i capigruppo, oltre agli elettori nel caso di referendum, a riprendere l’attività di ricucitura e di iniziativa verso una proposta che appare essere forte e moderna allo stesso tempo.

     Ripartire dai comuni che costituivano la provincia di Ragusa, che per decenni ha rappresentato un modello originale di sviluppo economico e di coesione sociale, attraverso un nuovo percorso di rinnovata solidarietà tra città con pari dignità, distribuendo in modo equo risorse ed opportunità, aprendo a quei comuni di altre province che vogliono condividere un percorso  inclusivo nuovo.

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