FIERI DI ESSERE

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Durante un affettuoso scambio di vedute, il caro Vito Piruzza mi ha scherzosamente apostrofato come “uomo dello scorso secolo”, per via delle idee che professo anche attraverso questa rubrica e che mi caratterizzano in una maniera che si potrebbe dire inequivocabile.

Chi mi conosce sa perfettamente cosa ho risposto: che ne sono fiero.

Sono fiero di far parte di una generazione che ha creduto che il mondo si potesse cambiare, che i rapporti di forza nella società potessero sfumare in rapporti di convenienza prima e di partecipazione poi, che il “socialismo” avrebbe assunto col tempo la giusta configurazione di un sistema che garantisce l’eguaglianza ma non mortifica l’individuo.

Sono fiero del fatto che per quelli come me, la parola “comunismo” ha significato per tanto tempo la necessità di liberarsi di ogni dogmatismo e della pesante ipoteca di regimi soffocanti e paranoici mentre oggi – nel mondo trasformato in spettacolo e in alienazione globalizzata – ha recuperato il suo significato più laico, piano, lieve di società post-capitalista.

Sono fiero del fatto che ci sia ancora una minoranza che esprime il suo dissenso alle logiche che dominano la politica e la sua sottomissione all’economia. Fiero di aver attraversato gli anni ’80, dominati dall’olezzo dello yuppismo rampante, con il naso turato, gli occhi serrati e le orecchie ancora piene dei discorsi di Martin Luther King, o di Che Guevara, o di Salvador Allende (che fra l’altro non era un rivoluzionario ma che Cia e militari cileni lo hanno di fatto trasformato in icona della rivoluzione!).

Sono fiero di condividere con tanti altri, e non solo della mia generazione, la convinzione che se il mondo molla completamente ogni aggancio al pensiero critico, al pensiero vigile, il destino di questo pianeta è segnato. E, prima ancora di esso, quello dei nostri figli e dei loro figli.

Fiero anche della laicità e del diritto a non credere. Fiero di aver contribuito a dare a questo paese l’opportunità di emanciparsi dall’arretratezza culturale e morale che segna la sua storia, votando le due leggi chiave dell’evoluzione storica di questo paese: quella sul divorzio e quella sull’aborto. Che esistono solo per tutelare i diritti di tutti – anche di quelli che non credono – e non certo per crocifiggere i credenti.

Fiero di pensare, come sembra più frequentemente si faccia, che aver permesso che la politica si concedesse servilmente a rappresentare gli interessi di una oligarchia economico-finanziaria rappresenta l’ultimo fatale errore di una lunga serie che ci ha portati in questo baratro.

A pensarci bene, la lista delle cose di cui andar fieri sarebbe infinitamente più lunga di quella che avete appena letto. E poi, chi decide che ognuna di queste cose fa solo e soltanto ventesimo secolo?

 

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