…COME OGNI MATTINA

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Ho finito. Non mi sembra vero, sono solo le nove e mezza di sera. Fisso l’acqua sporca dei piatti dileguarsi a poco a poco nel lavandino. Il mio sguardo torna sull’orologio. Osservo la lancetta dei secondi che lentamente, quasi svogliatamente, si muove. TIC – TAC – TIC – TAC – TIC – TAC. Resto immobile a guardare quella lancetta di una lentezza esasperante, che ad ogni giro mi sembra che rallenti, quasi volesse prendersi gioco di me, andando sempre più piano.

Lentamente, molto lentamente, indietreggio fino ad arrivare in corridoio. Controllo tutte le stanze per vedere se c’è qualcosa fuori posto. Macché! Tutto lindo e profumato come sempre. Ripasso un’ultima volta, mentalmente, ciò che dovevo fare e ciò che ho fatto: non manca niente, ho finito.

Un passo dopo l’altro e arrivo in salotto. Osservo con desiderio il divano. Quel morbido divano dove si sdraia lui ogni sera, quando non esce, ovviamente. Quando esce, non so dove va, cosa fa, con chi si vede. Non sono affari miei, sono sua moglie e non sono affari miei.

So però cosa fa quando torna, o meglio, sento cosa fa quando torna. Rabbrividisco istintivamente. Ogni volta, dopo, si chiude in bagno, singhiozza.


Continuo a guardare quel comodo divano. Non dovrei. Se mi trova seduta sul suo divano, senza far nulla, si arrabbierà di certo. Però mi siedo! Non dovrei farlo, ma mi siedo. Appoggio  la testa sullo schienale, chiudo gli occhi e sospiro. – Sai che cosa succederà se ti vede così! – mi ammonisce il buon senso, ma io non lo ascolto.

Accendo la televisione, guardo annoiata un telegiornale: li ho sempre odiati. Perché? Semplice, servono solo a farti deprimere più di quanto tu già non sia. Se io sono piena di problemi, cosa può importarmi di gente che sta meglio o peggio di me? Non mi interessa ciò che accade realmente là fuori, se io sono qua dentro!

Osservo la giornalista, ha le labbra decisamente rifatte. Parla di una giovane donna picchiata quasi a morte dal compagno. Cambio canale immediatamente. Inizio a tremare convulsamente, sebbene sia estate.

Afferro la sua coperta e la stringo singhiozzando; non c’è solo il suo profumo, c’è tutta la sua essenza. Lui è come questa coperta: a volte ti scalda e ti protegge, a volte ti soffoca e ti opprime.

Mi abbandono al sonno .Non so quanto ho dormito, ma, a giudicare dalle palpebre pesanti e dal mal di testa, non molto. Capisco all’istante cosa mi ha svegliata: urla, imprecazioni, calci, schiaffi, pugni e ancora urla. Le sue, le mie, sono un’unica voce che mi entra nelle orecchie.

Dopo, la solita porta del bagno che si chiude, le solite lacrime di coccodrillo. Poi più nulla. Ed infine il risveglio: la mia vita continua, eppure mi sembra che qualcuno si stia divertendo a premere tante volte il tasto replay di un telecomando.

Passo l’aspirapolvere, sistemo i cuscini, faccio il bucato. Tento in ogni modo di tenere la mente occupata, di pensare ad altro.

Ma ieri sera qualcosa è cambiato. Il viso martoriato della ragazza si è impresso a fuoco nella mia mente, in quel viso vedo e temo un futuro prossimo. Prima d’ora non mi ha mai sfiorata l’idea di andare alla polizia, non solo per affetto, ma anche per paura, per la paura irrazionale delle conseguenze che l’esser umano ha sempre avuto. Ma io sono già morta, me ne rendo conto solo adesso. Lo sono da quando ho scelto di sposarlo, cosa potrebbe capitarmi di peggio?

La cesta mi cade dalle mani, la decisione è presa. Lo amo, sì, l’amore sarà forse cieco, ma non sordo, sordo a schiaffi e pugni. Voglio tornare a vivere, voglio un altro futuro, un futuro migliore.

L’occhio cade, ad un tratto, su un mazzo di rose rosse, posate lì, vicino al divano.. Mi avvicino e trovo un biglietto. E’ un biglietto di scuse. E’ scritto da lui! Riconosco la scrittura veloce e disordinata, le lettere dai contorni spigolosi. Lo stringo al cuore, sorrido. All’istante è perdonato, tutto è dimenticato. Questa è la volta buona, lo so, ci credo.

Raccolgo, ancora sorridendo, la cesta, la metto a posto. Poi vado in cucina, a lavare i piatti. Come ogni mattina… PER LA RUBRICA “VOCI DI DONNA”

Ludovica Schembari, Liceo Classico “Umberto I” – Ragusa

prof. referente: ENZA FERRO

 

 

 

 

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