LEUCEMIE PEDIATRICHE E NUOVE FRONTIERE TERAPEUTICHE

Si è svolto in questi giorni il convegno “Nuove frontiere nelle terapie cellulari e molecolari” organizzato dall’Istituto genovese Gaslini.

Si è discusso principalmente delle terapie per la leucemia linfoblastica acuta a base di anticorpi monoclonali, i quali formano un “ponte” tra le cellule tumorali ed i linfociti T deputati alla loro eradicazione.

Il dr Locatelli, direttore del reparto di Oncologia Pediatrica del Bambino Gesù di Roma commenta: “Recentemente sulla rivista New England Journal of Medicine sono stati riportati i casi di due bambini con leucemia linfoblastica acuta in cui si è ottenuta una remissione, e in uno dei due probabilmente una guarigione definitiva” e riferendosi alle terapie spiega: “Una sorta di ‘super cellule’ con la doppia funzione di riconoscere e uccidere le cellule tumorali. Si tratta di anticorpi monoclonali che creano una sorta di ‘ponte’ tra cellule tumorali, in particolare le cellule della leucemia linfoblastica acuta, e i linfociti T che le distruggono. Una sorta di ‘bacio letale’ capace di sconfiggere il tumore. Siamo confortati dai primi risultati positivi”.

Con le terapie attuali, nell’80% dei casi di tale leucemia, si osserva una remissione totale.

Purtroppo però  nel 20% rimanente la patologia riappare rendendo necessari i trattamenti chemioterapici e l’autotrapianto di staminali; nel 50% circa di queste recidive (soprattutto se si presentano a meno di 6 mesi dal trapianto) il rischio di mortalità diventa molto alto.

 

I ricercatori hanno individuato nelle cellule staminali tumorali  i  maggiori responsabili delle recidive. “Per questo le ricerche sono focalizzate sull’identificazione e l’eliminazione di queste cellule” spiega il dr Moretta, presidente del convegno, che continua: “Le staminali del cancro danno origine a tutte le cellule tumorali, quindi se riusciamo a eliminare la fonte di tutte le cellule riusciamo a eliminare il tumore”.

A tale scopo presso l’Istituto Gaslini è stata creata una “Cell Factory” per studiare tali cellule e nuove terapie. A tal riguardo il direttore, il dr Frassoni spiega: “Molto spesso i farmaci a disposizione eliminano le cellule derivate dalle staminali leucemiche, ma non queste ultime.
E’ per questo motivo che il tumore può ripresentarsi. Per sconfiggerlo abbiamo iniziato a manipolare il sistema immunitario, ingegnerizzando le sue cellule per renderle più attive contro le cellule tumorali”.

Quindi l’obiettivo centrale è cercare di individuare, tra tutte le cellule del tumore, in particolare le staminali leucemiche, responsabili dell’origine e della proliferazione.
I vari studi, che si svolgono in ogni parte del mondo, sono orientati verso l’identificazione e lo sviluppo di nuovi agenti terapici che potenzino l’attività immunologica contro i tumori, i cosiddetti

Bi-specific T-cell Engagers o  BiTE, in grado cioè di legarsi contemporaneamente a due antigeni: uno, rappresentato dalla cellula bersaglio (staminali leucemiche), l’altro, rappresentato dal recettore CD3 dei linfociti T citotossici.

Per uno di questi agenti,  il brentuximab vedotin, è stata osservata una remissione completa della leucemia linfoblastica acuta nel 67% dei bambini curati e si è dimostrato molto efficace anche contro il linfoma non-Hodgkin recidivo negli adulti. Anche il blinatumomab è riuscito in molti casi a determinare una completa remissione del tumore.

 

Aspettando la definitiva disponibilità nella pratica clinica dei nuovi farmaci, i ricercatori stanno migliorando le tecniche di trapianti di midollo con cellule staminali; il dr Moretta spiega:  “In pazienti con leucemie ad alto rischio l’unico modo per ottenere la guarigione è con il trapianto di midollo. Il donatore deve essere compatibile, e riusciamo a trovarne uno in circa il 60% dei casi.
Per il restante 40% oggi è possibile utilizzare il trapianto aploidentico, grazie al quale il 70% dei bambini riesce a guarire da leucemie altrimenti mortali”.

Sono in corso studi anche per altre forme tumorali : “Altre ricerche riguardano il neuroblastoma, il tumore solido più frequente nell’età pediatrica, che nelle forme metastatiche è ancora letale in più del 50% dei casi e anche qui ci sono studi che dimostrano come è possibile ingegnerizzare i linfocii con un recettore chimerico per una molecola espressa sulle cellule di neuroblastoma, legarle ed eliminarle grazie alle cellule killer” conclude il dr Locatelli.

 

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