UE, RITORNA LA GUERRA: LE IPOTESI DI JUNCKER

Sul 2013 aleggia lo spettro della guerra, della Grande Guerra del 1913. È il parallelismo rilasciato da Juncker, primo ministro del Lussemburgo ed ex capo dell’Eurogruppo, alla rivista tedesca Spiegel: «Scorgo paralleli sempre più evidenti con l’anno 1913».

Un ritorno al passato di ben 100 anni, in quel fatidico anno in cui la pace sembrava essere una prerogativa e la guerra lontana, lontanissima. Non fu così: nell’estate del 1914 scoppiò la Prima Guerra Mondiale, susseguita da un periodo di instabilità sino alla Guerra Fredda. È così che il 2013, caratterizzato da forti malumori anti-europeisti per via di una crisi economica senza precedenti, viene letto come preparatorio di un possibile conflitto: «I rapporti fra i Paesi europei» – spiega l’ex capo dell’Eurogruppo – «mi ricordano drammaticamente quelli di un secolo fa, e le campagne elettorali in Grecia e in Italia stanno lì a testimoniarlo: di colpo sono emersi risentimenti che si pensavano definitivamente sepolti».

«Si sbaglia di grosso chi crede che l’eterna questione della guerra e della pace in Europa sia stata risolta per sempre»- e tuona – «i demoni non sono scomparsi, sono semplicemente assopiti».

A soluzione di ciò viene posta «l’unità» tra tutti gli Stati Europei. Ma forse si dimentica che è stata proprio la spinta verso la “Federazione degli Stati Europei” a essere deleteria a causa di un necessario “inquadramento dei conti” , di un pareggio di bilancio in costituzione votato in tutta fretta in Italia e che lega le mani a qualsiasi nuovo governo, del Fiscal compact, di un’ austerità tiranna.

È da qui si muovono le proteste in Spagna, gli estremismi in Grecia, le elezioni negative in Bassa Sassonia per la Merkel, il boom di un Grillo anti-partiti e anti-euro, la netta sconfitta del tecnocrate Monti, l’Italia nel pallone, dove il “vincitore” Bersani e il suo ammiccare all’Ue e Monti non sono piaciuti; dove il dinosauro Berlusconi è stato riesumato dalle tasche ormai logore degli Italiani; dove si spera che il “malocchio” dell’ingovernabilità sia estirpato da un “Napolitano Santone”.

È bene precisare come le dichiarazioni di Juncker rimangano pur sempre ipotesi, anche se in linea con l’aumento delle spese militari.

Fonti: http://www.spiegel.de/politik/ausland/juncker-spricht-von-kriegsgefahr-in-europa-a-887923.html

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