LA PARTE DEGLI ANGELI

A Glasgow, il 24enne Robbie, da poco diventato padre, deciso a cambiare vita scopre di avere un talento naturale  presso una distilleria di whisky l’idea per una nuova carriera lontano dal crimine e una via poco ortodossa per una fuga dalla poverta’.

 Da Ken Loach, un’altra storia di riscatto, stavolta sotto forma di commedia ottimista e positiva.

Una storia che riguarda la realtà londinese di moltissimi disoccupati la cui unica prospettiva quella di un futuro vuoto.

Robbie, Rhino, Albert e Mo sono tre ragazzi e una ragazza delle periferia misera di Glasgow, segnati da un passato di violenza e di piccola criminalità, le cui vite sono tragicamente segnate dalla prigione a una condanna ai lavori sociali.

L’occasione della distilleria sembra un’ottima opportunità e i quattro sfruttano la passione dei ricchi collezionisti disposti a pagare qualunque cifra per comprare una bottiglia della marca più rara e concludono un colpo allegramente ai limiti della legalità.

Ken Loach e per fortuna che esiste, è un regista, e un uomo prima di tutto, che crede ostinatamente nelle persone e ancora più ostinatamente nel potere che il cinema ha di raccontarle, le persone.

E lui agisce e fa tutto questo lo fa fregandosene dei moralisti, dei benpensanti e del politically correct, riuscendo nonostante tutto a essere profondamente onesto e morale.

 La sua onestà sta nell’incapacità atavica e assoluta di mentire, di parlare in modo oscuro o di astrarre eccessivamente dalla reale i suoi racconti ma anche nella forza con cui sa guardare in faccia la realtà, senza eccessi didascalici.

La sua militanza  è una costante lotta per le cause sociali di cui è inesausto e convinto assertore è ancor prima che un riflesso ideologico declinato alla materia cinematografica, una profonda e convinta appartenenza, un’essenza, uno stile di vita.

E anche quest’ultimo lavoro rappresenta assolutamente una forma di riscatto sociale.

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