Olio: 16 mila tonnellate ancora ferme in Sicilia. Negli Iblei prezzi alti e giacenze Dop

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Quasi 16 mila tonnellate di olio ancora nei depositi siciliani alla vigilia della nuova campagna olearia. È l’allarme lanciato da Manfredi Barbera, amministratore delegato dell’omonima azienda, secondo cui il settore sta pagando soprattutto il forte divario di prezzo rispetto agli oli provenienti da Spagna, Grecia e dagli altri Paesi europei.
“La Sicilia di queste 200 mila tonnellate ne conta quasi 16 mila”, ha dichiarato Barbera all’Ansa durante il convegno “L’isola del Tesolio” di Palermo, facendo riferimento alle giacenze nazionali. La preoccupazione riguarda anche la liquidità delle imprese: se il prodotto della precedente campagna resta nei silos, diminuiscono le risorse disponibili per acquistare le olive della nuova raccolta.

Il dato trova riscontro nei numeri ufficiali del ministero dell’Agricoltura. Secondo il rapporto “Frantoio Italia” dell’ICqrf, aggiornato al 31 luglio scorso, la Sicilia aveva nei depositi poco meno di 16 mila tonnellate di olio. Il rapporto ministeriale non consente però di isolare con precisione la quantità presente nella sola provincia di Ragusa, che non compare autonomamente tra le principali province indicate nelle tabelle. Un indicatore più vicino al territorio ibleo arriva invece dalle giacenze degli oli a denominazione d’origine: nei depositi italiani risultava ancora una quantità significativa di Dop Monti Iblei, denominazione che interessa soprattutto il Sud-Est siciliano. Non sarebbe corretto trasformare automaticamente questo dato in una giacenza della sola provincia di Ragusa, perché l’area Dop oltrepassa i confini provinciali.

C’è poi la questione dei prezzi. Secondo le rilevazioni Ismea Mercati, il primo settembre l’olio extravergine sulla piazza di Ragusa era quotato 9,50 euro al chilo, franco azienda, con una flessione dello 0,5% rispetto alla settimana precedente. Nello stesso periodo sulla piazza di Bari l’extravergine era indicato a 4,55 euro al chilo: una distanza superiore al doppio che rende evidente quanto sia difficile competere sul prezzo, soprattutto nella grande distribuzione.

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