Vigile del fuoco esposto per decenni all’amianto: morto a 72 anni, il Tribunale di Catania riconosce i benefici alla vedova

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Prima il servizio militare nell’Esercito, poi quasi quarant’anni trascorsi nei Vigili del Fuoco di Catania. Una lunga storia professionale segnata, secondo quanto ricostruito nel procedimento giudiziario, da una doppia esposizione all’amianto, alla quale il Tribunale di Catania ha riconosciuto un ruolo concausale determinante nell’insorgenza del mesotelioma pleurico che ha portato alla morte di C.R.L.M., catanese, all’età di 72 anni.

La vicenda, però, non si chiude con la sentenza di primo grado. Il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno hanno impugnato la decisione, aprendo così una nuova fase giudiziaria davanti alla Corte d’Appello.

La sentenza del Tribunale di Catania

Il riferimento è alla sentenza n. 1935/2026, pubblicata il 29 aprile scorso. Il Tribunale di Catania aveva accolto in larga parte il ricorso proseguito, dopo la morte dell’uomo, dalla vedova, assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il giudice aveva riconosciuto il nesso tra l’esposizione all’amianto subita durante i periodi di servizio nell’Esercito e nei Vigili del Fuoco e il mesotelioma pleurico che ha causato la morte dell’ex servitore dello Stato.

La pronuncia aveva inoltre riconosciuto all’uomo lo status di equiparato a vittima del dovere, condannando in solido le due amministrazioni al pagamento dei benefici spettanti alla vedova.

La prima esposizione durante il servizio militare

La ricostruzione contenuta nella sentenza parte dal periodo del servizio militare di leva. L.M. prestò servizio come “marconista carro”, svolgendo attività anche all’interno dei mezzi militari.

Secondo quanto ricostruito nel procedimento, durante le esercitazioni erano presenti dotazioni e componenti contenenti amianto. Il minerale sarebbe stato inoltre presente negli ambienti, negli apparati radio, nei mezzi di trasporto e in altre apparecchiature utilizzate all’epoca.

Un’esposizione che, secondo la ricostruzione accolta dal Tribunale, rappresentò soltanto il primo capitolo di una vicenda destinata a protrarsi per decenni.

Quasi quarant’anni nei Vigili del Fuoco di Catania

Terminato il servizio militare, L.M. iniziò il lungo percorso professionale nel Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Catania.

Inizialmente impiegato nell’Ufficio rimessa, lavorò successivamente nelle attività di riparazione e manutenzione di veicoli e attrezzature tecniche. Mansioni svolte quotidianamente a contatto con mezzi e componenti che, secondo gli elementi acquisiti nel processo, determinarono una seconda e prolungata esposizione all’amianto.

Una permanenza lavorativa durata quasi quarant’anni e che, unita alla precedente esperienza nell’Esercito, ha rappresentato uno degli elementi centrali della valutazione effettuata dal Tribunale.

La diagnosi nel 2019, la morte nel 2023

Il 16 dicembre 2019 arrivò la diagnosi di mesotelioma pleurico epitelioide. Quattro anni più tardi, il 28 dicembre 2023, L.M. morì.

A ricostruire il possibile legame tra la patologia e la storia professionale dell’uomo sono stati, nell’ambito del giudizio, la documentazione acquisita, le testimonianze e la consulenza tecnica d’ufficio.

Sulla base di questi elementi, il Tribunale ha ritenuto che l’esposizione all’amianto durante le attività di servizio avesse avuto almeno un ruolo concausale determinante nell’insorgenza della malattia, rilevando anche l’assenza di fattori estranei all’attività o all’ambiente lavorativo che, da soli, potessero spiegare l’insorgenza del mesotelioma.

Il nodo della prevenzione e della sicurezza

Nella sentenza assume un peso importante anche il tema delle misure di prevenzione del rischio amianto.

Secondo quanto evidenziato dal Tribunale, le amministrazioni non avrebbero dimostrato di avere adottato misure adeguate e sufficienti per proteggere il lavoratore dal rischio, tra cui sistemi di aspirazione e specifici dispositivi di protezione individuale.

La decisione rileva inoltre che L.M. non sarebbe stato adeguatamente informato sui rischi connessi all’esposizione e che, almeno fino agli ultimi anni Novanta, non avrebbe avuto specifiche protezioni dalle sostanze cancerogene.

Un ulteriore elemento riguarda la sorveglianza sanitaria: secondo quanto riportato nel provvedimento, non risulta che il lavoratore fosse stato sottoposto a una specifica sorveglianza sanitaria legata all’esposizione ad agenti cancerogeni.

Bonanni: “Una sofferenza ulteriore per la famiglia”

Dura la presa di posizione dell’avvocato Ezio Bonanni, che assiste la vedova e presiede l’Osservatorio Nazionale Amianto.

«Dietro ogni causa ci sono vite distrutte e famiglie che hanno già pagato un prezzo altissimo», afferma il legale, sottolineando come la vicenda riguardi un uomo che ha dedicato la propria vita al servizio dello Stato.

Per Bonanni, la prosecuzione della battaglia giudiziaria rappresenta una sofferenza ulteriore per la famiglia e pone alle istituzioni una questione di responsabilità e di riconoscimento nei confronti dei propri servitori.

Il Ministero dell’Interno e quello della Difesa ricorrono in appello

La pronuncia del Tribunale di Catania non è però definitiva. Il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno hanno impugnato la sentenza, contestando quindi il riconoscimento ottenuto in primo grado.

La vicenda passa ora al giudizio d’appello. Sarà dunque la Corte d’Appello a dover esaminare nuovamente il caso e a stabilire se confermare o meno quanto riconosciuto dal Tribunale di Catania.

L’Osservatorio Nazionale Amianto continuerà ad assistere la vedova nel percorso giudiziario per sostenere la conferma del riconoscimento ottenuto in primo grado.

Una battaglia che riporta al centro il dramma dell’amianto

La storia di L.M. riporta ancora una volta l’attenzione sulle conseguenze a distanza di anni dell’esposizione all’amianto negli ambienti di lavoro e di servizio.

Un dramma spesso caratterizzato da una lunga latenza tra l’esposizione e la comparsa della malattia e che, in questo caso, si intreccia con decenni di servizio prima nell’Esercito e poi nei Vigili del Fuoco.

La battaglia della famiglia non è ancora conclusa. Dopo il riconoscimento ottenuto in primo grado, sarà ora l’Appello a scrivere il prossimo capitolo di una vicenda che ha già lasciato una perdita irreparabile.

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