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Modica e la sfida per il centro storico: Temporary Store, locali comunali e nuovi spazi per giovani e imprese
03 Set 2026 11:43
Il centro storico di Modica cerca nuove strade per reagire alla desertificazione commerciale. E il tema dei Temporary Store, che approda oggi in Consiglio comunale, può rappresentare un primo passo verso un modello diverso di utilizzo degli spazi, più flessibile e capace di intercettare le trasformazioni del commercio e della città. La riflessione arriva da Tino Antoci, già assessore del Comune di Modica.
Non una soluzione miracolosa, dunque, né la risposta definitiva a un problema complesso. Piuttosto, un segnale di apertura e di cambiamento: l’idea che anche una vetrina spenta, un locale vuoto o uno spazio inutilizzato possano tornare a produrre attività, relazioni e nuove opportunità.
Temporary Store, una nuova possibilità per il commercio nel centro storico
I Temporary Store sono già stati sperimentati in diverse città italiane. Il loro punto di forza è la possibilità di restituire temporaneamente una funzione commerciale a spazi rimasti vuoti, trasformandoli in vetrine, laboratori, luoghi di incontro e occasioni per sperimentare nuove idee.
Un modello che potrebbe rivelarsi particolarmente interessante anche per Modica, soprattutto per chi vuole avviare un’attività senza dover sostenere immediatamente tutti i costi e i vincoli legati a un esercizio commerciale tradizionale.
Giovani imprenditori, artigiani, creativi e nuove realtà commerciali potrebbero così avere la possibilità di testare un progetto, verificare la risposta del pubblico e costruire gradualmente un percorso imprenditoriale.
Il provvedimento non è una novità assoluta. Una proposta analoga era già arrivata in Consiglio comunale circa un anno fa, per poi essere bocciata. Oggi torna all’attenzione dell’aula con la convinzione che per affrontare problemi nuovi siano necessari anche strumenti nuovi.
Locali comunali sfitti: ora serve passare dalle decisioni ai fatti
Accanto ai Temporary Store c’è un’altra partita che potrebbe incidere concretamente sulla vita commerciale del centro storico: quella dei locali commerciali sfitti di proprietà del Comune di Modica.
Il Consiglio comunale ha già approvato nei mesi scorsi il piano per rimettere sul mercato gli immobili comunali presenti nel centro storico. Il passaggio successivo è ora quello più concreto: pubblicare il bando e rendere effettivamente disponibili quegli spazi.
L’obiettivo è semplice quanto importante: evitare che immobili pubblici restino con le serrande abbassate e trasformarli nuovamente in luoghi di lavoro, incontro e vita.
La disponibilità di locali comunali a condizioni più sostenibili potrebbe rappresentare un’opportunità per chi vuole investire nel cuore della città, ma anche un possibile segnale per l’intero mercato immobiliare commerciale.
Canoni troppo alti e negozi vuoti: la sfida riguarda anche il mercato privato
La questione degli spazi sfitti non può essere separata da quella dei canoni di locazione dei locali commerciali privati.
In molte situazioni, i costi richiesti per prendere in affitto un immobile possono diventare uno degli ostacoli principali per chi vuole avviare una nuova attività. Rimettere sul mercato immobili comunali a condizioni più sostenibili può contribuire a creare un riferimento e, nel tempo, favorire un progressivo riequilibrio del mercato.
Non si tratta di imporre una soluzione al settore privato, ma di provare a ricreare condizioni più favorevoli per chi intende investire.
Perché una vetrina vuota non è soltanto un problema estetico. È il segnale di una funzione economica che si è interrotta e di uno spazio urbano che rischia di perdere progressivamente la propria capacità di attrarre persone.
Il centro storico non vive soltanto di commercio
Ma sarebbe un errore pensare che Temporary Store e locali sfitti possano, da soli, rilanciare il centro storico.
La questione è molto più ampia e richiede una strategia capace di mettere insieme commercio, turismo, cultura, eventi, mobilità, parcheggi, decoro urbano e qualità degli spazi pubblici.
Il centro storico deve tornare a essere un luogo nel quale non si arriva soltanto per visitare un monumento o consumare qualcosa, ma nel quale si può vivere, studiare, lavorare, incontrarsi e costruire nuove attività.
È questa la vera sfida: creare una presenza quotidiana capace di andare oltre il turismo e di restituire al centro una funzione urbana permanente.
Due aule studio e coworking per riportare i giovani nel cuore di Modica
In questa prospettiva assume particolare significato anche un’altra iniziativa nata proprio dall’esigenza di restituire al centro storico nuove funzioni e nuove presenze.
Su richiesta del Tavolo tecnico del centro storico, sono state realizzate, insieme ad Antonio Drago e attraverso fondi europei, due aule studio/coworking per complessivi 60 posti.
Una struttura si trova al Palazzo dei Mercedari, l’altra all’interno della Società Operaia, lungo Corso Umberto I.
Si tratta di spazi già attrezzati e pronti per essere utilizzati. Anche in questo caso, il passaggio decisivo sarà quello di aprire concretamente le porte e trasformare gli ambienti in luoghi vissuti, frequentati e capaci di attirare studenti, giovani e nuove energie.
È un tassello apparentemente diverso da quello commerciale, ma in realtà inserito nella stessa logica: portare persone nel centro storico e creare motivi per viverlo anche al di là delle tradizionali dinamiche turistiche.
Dalle serrande abbassate a una nuova idea di centro storico
Temporary Store, immobili comunali da rimettere a disposizione e spazi per lo studio e il lavoro non rappresentano certamente la soluzione a tutti i problemi di Modica.
Possono però diventare parti di una stessa strategia.
La sfida non è semplicemente riempire qualche locale vuoto. È restituire funzioni al centro storico, creando le condizioni perché nuove attività possano nascere, giovani e professionisti possano lavorare, studenti possano studiare e cittadini e visitatori possano trovare spazi sempre più vivi e attrattivi.
Ogni porta che si riapre, ogni vetrina che torna ad accendersi, ogni nuova attività che decide di investire nel cuore della città rappresenta un piccolo ma concreto passo contro la desertificazione.
Il vero obiettivo, allora, non è soltanto riportare negozi nel centro storico. È costruire una nuova prospettiva di sviluppo per il cuore di Modica, capace di tenere insieme economia, cultura, turismo e vita quotidiana.
Perché un centro storico vivo non è soltanto quello che si visita. È quello che si abita, si attraversa, si frequenta e nel quale si continua a investire.
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