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Addio a Francesco Guccini, il cantautore che arrivò anche a Modica: quella sera al Palasport le sue storie d’Italia conquistarono gli iblei
06 Ago 2026 11:19
Francesco Guccini, uno dei più grandi cantautori italiani, lascia un’eredità musicale e culturale che va ben oltre le sue canzoni. Poeta, scrittore, narratore di storie e interprete delle inquietudini di intere generazioni, Guccini ha rappresentato una delle voci più autorevoli della musica d’autore italiana.
Tra i tanti luoghi toccati dalla sua lunga carriera c’è anche Modica. Il cantautore emiliano arrivò nella città della Contea il 23 aprile 2004, quando si esibì al Palasport di Modica nell’ambito del tour legato all’album “Ritratti”, una delle tappe siciliane di una tournée che lo riportò sul palco con il suo repertorio fatto di memoria, impegno civile e riflessione.
Un concerto che rimane nella memoria degli appassionati della provincia di Ragusa, perché portò nel territorio ibleo una delle figure simbolo della canzone italiana d’autore.
Guccini, il cantautore delle storie e dell’impegno
Definire Guccini semplicemente un “cantautore politico” sarebbe riduttivo. Le sue canzoni hanno certamente attraversato temi sociali, ideali e politici, ma sempre attraverso il racconto umano, la memoria e il dubbio.
Brani come “La locomotiva”, “Dio è morto”, “Auschwitz”, “Primavera di Praga” e “Canzone per Silvia” sono diventati punti di riferimento per generazioni di ascoltatori, capaci di raccontare la storia del Novecento, le ingiustizie, le speranze e le contraddizioni della società.
“La locomotiva”, in particolare, è diventata il simbolo più conosciuto della sua produzione: una ballata ispirata alla vicenda del ferroviere anarchico Pietro Rigosi e diventata per anni il brano con cui Guccini chiudeva i suoi concerti.
Ma accanto alle canzoni più militanti c’è stato anche il Guccini della memoria e degli affetti: quello di “Radici”, “Il vecchio e il bambino”, “Eskimo”, “Cyrano”, capace di raccontare il passare del tempo, la nostalgia, l’amicizia, l’amore e la fragilità umana.
La sua voce sul palco di Modica
Quando arrivò a Modica nel 2004, Guccini portò con sé un patrimonio di oltre quarant’anni di musica. Il pubblico ibleo si trovò davanti non soltanto un cantante, ma un narratore: uno di quegli artisti capaci di alternare una canzone a un racconto, una battuta a una riflessione sulla società.
Il suo rapporto con il pubblico era una parte fondamentale dello spettacolo. Guccini non era soltanto interprete dei suoi brani, ma un autore che spiegava, raccontava e dialogava, trasformando il concerto in un viaggio nella memoria collettiva italiana.
Un patrimonio che resta
La forza di Guccini è stata quella di riuscire a parlare a pubblici diversi: a chi cercava nelle sue canzoni un messaggio politico, a chi vi trovava poesia, a chi riconosceva semplicemente frammenti della propria vita.
Anche la Sicilia, e Modica in particolare, hanno avuto il privilegio di ospitare una delle sue tappe. Una serata che oggi assume un valore ancora maggiore, perché ricorda il passaggio di un artista che ha saputo trasformare la musica in racconto, memoria e coscienza civile.
Francesco Guccini resta così una delle grandi voci della cultura italiana: un uomo che ha cantato il passato senza smettere di interrogare il presente.
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